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Ripetizioni – Scegliere l’insegnante

Scegliere un insegnante privato non è semplice e non va fatto distrattamente. Non c’è solo il rischio di buttare i soldi dalla finestra. Esiste un rischio maggiore: aggravare la situazione, anziché risolverla. Come? Ecco un esempio: se Gino detesta la matematica a causa di un docente particolarmente severo e poco attento alle sue necessità, costringerlo a fare ripetizioni con un altro docente ancor più severo, magari tutti i pomeriggi, rischia di bloccarlo del tutto.

Sono così tanti gli elementi da valutare che, solitamente, si rinuncia e ci si affida al passaparola, alla fiducia riposta in un amico: se quell’insegnante va bene a lui, probabilmente andrà bene anche a me. L’alternativa, cioè affidarsi al caso, è peggiore: si prende il numero da un foglio per strada, appeso su una bacheca o una vetrina, oppure si spulcia internet alla ricerca di un annuncio che sembri più promettente degli altri. Poi si incrociano le dita.

Aiuto!

In 14 anni di esperienza nel campo, mi sono fatto un’idea delle qualità che una persona dovrebbe avere per svolgere al meglio questo mestiere. Non è un hobby, non è un lavoretto, vostro cugino o vostra nipote probabilmente sono alle prime armi e, anche se benintenzionati e in gamba, è davvero difficile che riescano a farlo bene come una persona che lo fa professionalmente (cioè per vivere) e con passione da oltre dieci anni.

Nonostante la mia esperienza come insegnante privato, però, la conoscenza più grande sui criteri che dovrebbero guidare questa scelta l’ho raggiunta negli ultimi 4 anni; da quando, cioè, ho contribuito a fondare Laudes e mi sono occupato di valutare gli aspiranti docenti. In 4 anni, ho letto circa 250 curriculum, ho svolto oltre un centinaio di colloqui con docenti che aspiravano a collaborare con la nostra associazione e ho seguito da vicino la crescita professionale di decine di loro.

Come per ogni lavoro, esistono dei criteri di giudizio per valutare la qualità degli insegnanti privati. Il problema, però, è che i criteri migliori sono quelli basati su dati che arrivano alla fine del percorso lavorativo: il rapporto dello studente con la materia è migliorato? I voti sono migliorati? È stato trasmesso un metodo di studio? Domande cui si può rispondere solo dopo un consistente lasso di tempo. Con una risposta negativa, però, vorrebbe dire che l’errore nella scelta è già stato commesso. Tornare indietro, purtroppo, non si può.

Spesso viene adottato un criterio puramente economico. Si cerca di spendere il meno possibile, magari, pensando ad assumere una figura più simile a un baby-sitter o a un carceriere.
“L’importante è che si rimanga seduti al tavolo per studiare, no?”. Questo approccio contiene due errori colossali. Del primo ho già parlato: il rischio è quello di peggiorare la situazione e, per unire al danno la beffa, di averlo fatto sprecando denaro. Il secondo è che comunque, decidendo di spendere poco, il problema di fondo rimarrà invariato: ho un budget basso, ok, ma come posso scegliere tra diversi docenti che mi propongono la stessa tariffa alla mia portata?

Ma sbaglia anche chi crede che basti spendere tanto. “Ma come? Se l’insegnante si fa pagare tantissimo, di certo sarà valido! I prodotti migliori sono quelli che costano di più, no?”. Purtroppo non è sempre così. Ne ho conosciuti, di docenti privati che chiedevano cifre molto alte: non sempre le cifre richieste sono in linea con il valore delle lezioni offerte.

Vi propongo due esempi reali in cui mi sono imbattuto: una giovane insegnante di latino e greco che, facendosi pagare 50 euro all’ora, aveva seri problemi nel tradurre una versione di latino di quarto anno del liceo classico; un docente universitario in pensione che, chiedendo ben 70 euro all’ora, faceva lezione contemporaneamente, nella stessa abitazione, a 4 studenti di scuole e anni differenti, facendoli tradurre da soli, in stanze separate, e passando ogni tanto a verificare se la traduzione fosse corretta. Quest’ultimo, con una certa nonchalance, accampava anche un argomento a sostegno del proprio operato: “L’importante è che si rimanga fermi a studiare, no?”.

Ma allora quali sono i criteri da adottare per la scelta di un insegnante privato? Per non farla troppo lunga, ecco una breve descrizione delle quattro qualità che ritengo fondamentali e che ognuno può valutare abbastanza rapidamente da sé: nel giro di due-tre lezioni è facile capire se e in che misura il docente le possieda.

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CAPACITÀ DI COMUNICARE – Fondamentale per ogni tipo di docente, che dia ripetizioni o insegni in un’aula universitaria poco cambia. Quello che dovete cercare di capire con rapidità, però, è quanto il docente riesca a comunicare bene con voi (o con i vostri figli). Le lezioni private costituiscono un rapporto privilegiato, intimo: se vi accorgete di non riuscire a spiegarvi, di parlare due lingue diverse, di non trovarvi a vostro agio con il modo di parlare della persona che avete di fronte, probabilmente è meglio cambiare insegnante. La comunicazione tra studente e docente deve essere chiara, fluida, piacevole.

CONOSCENZA – Molti ritengono che il docente privato non debba essere un esperto conoscitore delle materie insegnate, ma qualcuno che invogli, faciliti o costringa a studiare, perché i contenuti si possono ricavare autonomamente dai libri, dal web o dagli appunti presi in classe. Alcuni ritengono valido il ragionamento anche per gli insegnanti scolastici. Sono in grande disaccordo con questo punto di vista: conoscere bene la materia che si insegna è importante non solo per migliorare la chiarezza nella comunicazione e per evitare di confondere le idee agli studenti, ma anche per risultare più coinvolgenti e appassionanti. Inoltre, conoscendo la materia e i programmi scolastici, si possono stabilire con maggior sicurezza le nozioni fondamentali e quelle accessorie, si può impiegare il tempo nel modo migliore e si possono dare consigli sui metodi di studio più adatti per ciascun argomento. Si può pensare che questa qualità sia difficile da verificare, per un non esperto, ma ci sono alcuni elementi che possono aiutare: la sicurezza del docente nelle spiegazioni, per esempio, oppure i dubbi e i silenzi che lo attanagliano troppo spesso quando gli vengono poste domande improvvise.

EMPATIA – Un conto è la capacità di comunicare bene, un altro è la capacità di mettersi nei panni del proprio studente. Il buon docente privato deve mantenere sempre il polso emotivo della situazione: ci sono momenti in cui bisogna dare qualche stimolo extra per superare il languore di un pomeriggio troppo afoso, altri in cui la tensione per un compito imminente è alle stelle e c’è bisogno di saper tranquillizzare lo studente… Per valutare le capacità empatiche di un docente, bisogna ascoltare il proprio istinto: se il docente sa “leggerti”, dovresti accorgertene. Se noti una distanza emotiva che non varia col passare degli incontri e che ti risulta d’ostacolo al godimento delle lezioni, valuta la possibilità di cambiare insegnante. Questa capacità, insieme alla precedente, serve anche a instaurare un rapporto di rispetto reciproco e consente al docente di coltivare la propria autorevolezza senza imboccare la scorciatoia dell’autoritarismo.

DIAGNOSTICA E PROGRAMMAZIONE – Queste abilità sono le più sottovalutate, eppure per l’insegnante privato risultano tra le più importanti. Le metto insieme perché mi sembrano afferire alla stessa capacità: quella di analizzare gli studenti ragionando. Solitamente le lezioni private o le ripetizioni iniziano con uno scopo ben preciso: superare un debito, raggiungere una conoscenza sufficiente in una lingua straniera, passare un esame, acquisire alcune determinate nozioni. Per questo, affidarsi all’improvvisazione può andare bene per qualche incontro, ma alla lunga non dà grandi frutti. Bisogna da subito cercare di capire quali sono i problemi, quale approccio sia meglio adottare: per questo non credo molto nel valore degli incontri singoli, o comunque nei percorsi troppo brevi. Riuscire a diagnosticare i problemi fondamentali è un’abilità che si affina nel tempo, essenziale per impostare bene il lavoro. Ben presto, effettuata la corretta diagnosi, c’è bisogno di una programmazione esatta, che possa render conto dei progressi effettuati e dei passi ancora da fare; anche per una questione di trasparenza nei confronti di chi, in fin dei conti, sta pagando per un servizio che non può e non deve durare all’infinito.

 

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