Archivi categoria: Articoli

graduate-150375_960_720

Sapere e sapere insegnare: sul PAS per i dottori di ricerca

Il Ministero e i sindacati hanno appena chiuso un accordo sul sistema di reclutamento dei docenti di scuola secondaria. Oltre al concorso ordinario, dovrebbe essere attivato il PAS (percorso abilitante speciale) in cui i dottori di ricerca sono equiparati a docenti di ruolo e docenti con tre anni di servizio e possono dunque abilitarsi (con un corso e un esame finale) e accedere così alla seconda fascia.

La notizia è stata accolta con un certo giubilo. Diciamo una cosa, perché sia chiaro fin da subito per quale osso rosicchiato stiamo gioendo: il PAS costa circa tremila euro e non garantisce un posto fisso. Per quello occorre comunque fare il concorso. Potremmo pensare che, al più, è un modo per essere abilitati anche se non si raggiunge un punteggio sufficiente al concorso. In realtà no, perché con tutta probabilità le due opzioni si escluderanno a vicenda: o il PAS o il concorso. La stessa ADI (Associazione dottorandi e dottori di ricerca in Italia) dice che non si tratta di una vittoria (qua trovate l’intera analisi).

In sintesi: pagare migliaia di euro per entrare in II fascia assieme a decine di migliaia di persone, mettendo il merito in secondo piano rispetto alle disponibilità economiche degli aspiranti insegnanti, e poi dover comunque affrontare un concorso non ci sembra una soluzione efficace al problema del reclutamento dei docenti della scuola secondaria, né per i dottori di ricerca né per le altre categorie di precari coinvolte. 

Potrei chiudere qui, dire che si tratta di una presa in giro per quel 90,5 % di iperformati che non saranno mai assunti a tempo indeterminato nel mondo dell’università (VII Indagine ADI), andare avanti a studiare per un concorso che forse prima o poi uscirà e nel frattempo piangere su una tesi che probabilmente non vedrà mai la luce. 

Ma quest’ennesima beffa mi dà il modo di affrontare alcuni punti fondamentali, almeno per quello che ho pensato in questi anni di sogni di insegnamento e frustrazioni dottorali. E l’articolo di Claudio Giunta su Internazionale mi conferma l’importanza di questa operazione.

Innanzitutto il pezzo di Giunta si intitola “Una buona notizia dalla scuola”, perciò io mi aspetto di leggere che finalmente è in calo l’abbandono scolastico nel nostro Paese (no, naturalmente: è aumentato), che finalmente sono stati stanziati un sacco di fondi per la messa in sicurezza degli edifici, che ci sono i soldi per il sostegno a tutti quelli che ne hanno bisogno per tutto il tempo in cui ne hanno bisogno. No. Il pezzo di Giunta parla proprio dei PAS, la grande conquista dei dottori di ricerca italiani: «Conosci una disciplina? La sai insegnare? Ecco la tua cattedra a scuola. Buon lavoro». Perché dunque, secondo Giunta, sarebbe una buona notizia? Per quattro motivi principali, che ora discuterò uno per uno, e rispetto a quali possono esserci anche motivi di condivisione (alla fine, anche Giunta ammette che il PAS in sé è una porcheria per cui paghi e ti abiliti).

C’è però una premessa fondamentale da fare: il pensiero di Giunta sull’insegnamento muove da un principio molto semplice, appena accennato in questo passo: «Con che faccia, in effetti, si può dire a persone che insegnano da anni a matricole universitarie diciannovenni che […] non possono insegnare a diciottenni del liceo […]?»*.

Lo stesso principio, in altri interventi dell’italianista, è manifestato più chiaramente:

Tra i dottori di ricerca ci sono persone che hanno passato anni a glossare Nonno di Panopoli ma non conoscono neppure i rudimenti della pedagogia? Sicuro anche questo. Ma sono tutte persone che conoscono bene le discipline che insegnano, e che con un po’ d’esperienza, qualche buona conversazione con dei pedagogisti intelligenti, all’università (o con colleghi più anziani, nella scuola) e un po’ di letture impareranno anche ad essere dei buoni insegnanti. Per essere ancora più chiari: sono persone abbastanza mature da non aver bisogno, dopo ventun anni di studi, di un altro anno di lezione sul brainstorming e il cooperative learning, così come non hanno bisogno di altre lezioni (mie, per ipotesi) di letteratura italiana, o di storia, o di matematica (se ne hanno bisogno vuol dire che non dovevano essere ammesse al dottorato, e che l’errore è stato fatto prima). Buone letture integrative, specie su questioni di didattica che non hanno approfondito a scuola, buone conversazioni con specialisti di pedagogia, tirocinio semestrale in classe: e basta. 

In sintesi, secondo Giunta per essere bravi insegnanti non è necessario saperne di pedagogia o di metodologie didattiche (basta farsele raccontare da uno bravo); tutto l’umanesimo che serve per interagire con un quattordicenne, se mai servisse, si può trovare nel Petrarca. Su questo le mie posizioni e quelle di Giunta sono inconciliabili. Tutt’al più possiamo concordare sul fatto che la pedagogia che in questi anni è stata inclusa nella formazione degli insegnanti (i noti 24 crediti) non è risultata molto utile né è stata presentata in modo convincente alla maggior parte dei laureati.

Per sintetizzare il discorso di Giunta, il dottorato fino ad ora ha dato principalmente due esiti: nessuna prospettiva o l’emigrazione. Questo in realtà non lo dice Giunta, lo dicono i dati. Lui ne trae due conclusioni: una, assolutamente condivisibile, è che questo è inaccettabile, l’altra è che i dottori di ricerca dovrebbero avere accesso quasi diretto all’abilitazione, cioè diritto a partecipare ai PAS.

I motivi per cui, secondo Giunta, è bene che i dottori di ricerca siano facilitati all’accesso alla cattedra:

1) così facendo il dottorato permette di accedere sì alla carriera universitaria o all’espatrio, ma anche alla scuola.

Fino ad ora questo è rimasto alla libera scelta di ognuno. Per molti, soprattutto quelli che conosciamo io e Giunta (cioè i dottori di cose umanistiche), il dottorato – oltre che un momento bellissimo in cui imparare tante cose e farsi sfruttare ­– è un ammortizzatore sociale, un titolo di cui fregiarsi con le amiche della nonna o al più una specie di death match per chi davvero ambisce alla carriera universitaria, che comunque sono pochi. La maggior parte sa già che alla fine, vuoi perché nauseata dalle violenze dell’Accademia e bisognosa di sana caciara adolescenziale, vuoi perché ha bisogno di avere uno stipendio, finirà a insegnare.

2) Alla scuola fanno bene docenti in grado di attivare percorsi di conoscenza diversi, non convenzionali, non omologati, che hanno percorso in lungo e in largo le praterie della conoscenza letteraria.

Tutto vero, tutto perfettamente condivisibile, ma Giunta forse non ha mai sentito i liceali chiedersi che senso abbia studiare Aretino se non quello di lenire la frustrazione della prof di italiano. E con questo non sto dicendo che non esista un modo e un tempo per Aretino al liceo, dico solo che non è per tutti i contesti e che per fare certe valutazioni non basta essere consapevole di quanto io sia esperta di Aretino (povero, non mi fraintendete, io lo adoro Aretino), ma devo avere la sensibilità per capire chi ho davanti e cosa può essere significativo perché capiscano alcune cose importanti della letteratura. Come la acquisto questa sensibilità? Sicuramente non con i 24 CFU. Forse ce l’ho un po’ innata, forse però posso leggere, che ne so, Luperini che parla di didattica della letteratura.

3) Può accadere che si scopra tardi la vocazione.

E allora? A quanti succede? Perché per i dottorandi (che oltretutto hanno un carico di frustrazione accumulata non indifferente) dovrebbe essere diverso? Sorvolando sul fatto che di fondo io – maliziosa me – ci leggo sempre un certo disagio paternalista che l’Accademia riversa su quelli che non ce la fanno, ci sono altri mezzi per valorizzare il fatto che per tre anni invece che fare supplenze e ubriacarmi con quei due spicci ho provato a studiare e fare ricerca: fare sì che il dottorato valga molti punti al concorso, per esempio.

4) La scuola incoraggia i burocrati e scoraggia gli intellettuali.

E invece l’Accademia li premia mandandoli a fare gli insegnanti. Facciamo che per questa risposta rimando al punto 2, dal momento che le mostruosità burocratiche della scuola le conosciamo molto bene e, ahinoi, non si risolvono con gli intellettuali ma con le riforme e con i soldi.

Nonostante non sia brava a nascondere la mia vena polemica, il mio bersaglio non è e non vuole essere l’intervento di Giunta in sé, ma tutto un pensiero che lo sostiene e lo legittima.

Innanzitutto c’è una questione legislativa di fondo. Cioè, almeno da quanto ci è noto, il dottorato ha come scopo di fornire «le competenze necessarie per esercitare, presso università, enti pubblici o soggetti privati, attività di ricerca di alta qualificazione» (Decreto Ministeriale 30 aprile 1999, n. 224). L’obiettivo, dunque, sarebbe quello di formare ricercatori. E allora poi non mi si venisse a dire che l’insegnamento non è un ripiego, perché se io uso il phon che è progettato per asciugare i capelli per le mutande che non si asciugano in tempo e faccio finta che non sia una forzatura sto mentendo; con inventiva ma sto mentendo.

La seconda questione è però quella davvero centrale, è chiaramente collegata alla prima ed è quella su cui tutti potremmo potenzialmente litigare se solo la approfondissimo: riguarda cioè l’equilibrio tra conoscenza della materia e riflessione pedagogica nelle scuole di ogni ordine e grado. Personalmente ho visto professori preparatissimi licenziare studenti altrettanto preparati dopo averli interrogati per anni impalati alla porta manco durante un’esecuzione. Ma ho visto anche che questa in cui i ragazzi di oggi vivono è una società stressante, con continue richieste performative, un mondo in cui aumentano i consumi di psicofarmaci tra i più giovani, le consulenze psicologiche, i disturbi d’ansia. E se anche voi direte che il professore non è uno psicologo e non può intervenire (e non è vero, perché creare serenità nell’ambiente scolastico è una fonte fondamentale di prevenzione del disagio), c’è sempre il fatto che la materia dura, cruda, spiattellata o declamata che sia, non è digeribile da tutti così com’è. Se anche allora il nostro unico scopo fosse travasare contenuti, comunque sarebbe bene imparare come essere bravi a farlo. E per farlo non bastano tre anni di dottorato.

* Secondo il DM 8 febbraio 2013 n. 45, «I dottorandi, quale parte integrante del progetto formativo, possono svolgere, previo nulla osta del collegio dei docenti e senza che ciò comporti alcun incremento della borsa di studio, attività di tutorato degli studenti dei corsi di laurea e di laurea magistrale nonché, comunque entro il limite massimo di quaranta ore in ciascun anno accademico, attività di didattica integrativa». Quaranta ore, praticamente due settimane di un qualsiasi supplente, a fronte di tre anni di barricate in classe.

Colloquio orale

Guida alla nuova Maturità 2019 – Colloquio Orale

Dopo aver parlato degli scritti (prima prova, seconda prova: classico, scientifico, linguistico), non ci resta che spostarci sul nuovo colloquio orale, la novità su cui aleggia più mistero, anche perché non sono state fatte simulazioni né sono stati forniti esempi (effettivamente complesso, ma uno sforzo in più si sarebbe potuto fare).

Partiamo innanzitutto dal fatto che, rispetto agli scorsi anni, l’orale varrà meno punti: come già avevamo anticipato è infatti passato dai 30 ai 20 punti. L’altra grande novità è che non sarà più prevista la tesina/mappa concettuale o più in generale il percorso multidisciplinare preparato dallo stesso studente e presentato al colloquio. Da una parte questo è un bene, perché la tesina, soprattutto negli ultimi anni, si era ridotta a un accrocco di temi tenuti assieme da labili connessioni tra le diverse discipline o si configurava come la riproposizione di quegli argomenti che permettevano più connessioni tra le materie (migliaia di tesine ogni anno sul relativismo!). D’altra parte, non concedere allo studente la possibilità di approfondire un argomento, anche di una singola disciplina, nello spazio concesso dalla preparazione alla maturità, non è da lodare: è l’ultimo anno prima dell’università ed è una delle poche occasioni per misurarsi con lo studio e l’organizzazione al di fuori del programma scolastico. A precise condizioni non si sarebbe comunque potuta tenere come opzione facoltativa?

Ma vediamo come sarà strutturato il misterioso orale (il 6 maggio è uscito un documento esplicativo del MIUR). Il colloquio partirà dalla ormai celebre estrazione di una busta tra tre proposte e ogni busta avrà un materiale*: testi letterari, brani di articoli di giornale, opere d’arte, foto, tabelle, riferimenti a progetti o esperienze svolte durante l’anno e chi più ne ha più ne metta. A partire da ciò che uscirà, lo studente dovrà sviluppare le suggestioni derivate dal documento in un discorso personale, per gran parte improvvisato (e questo lascia un po’ perplessi: quando mai ci si ritrova in un contesto del genere? Non sarà più frequente, negli anni successivi, preparare un discorso?), cercando di toccare più discipline e i temi trattati durante l’anno. Sottolineo “discorso personale”, dato che nei documenti redatti dal MIUR si insiste molto sul fatto che questa parte dell’orale non dovrà essere costituita da una sequenza di domande della Commissione e dovrà essere diversa dalla tradizionale interrogazione.

Dopo questa parte, dovrà essere presentata una relazione (scritta, orale o multimediale) sulle attività legate ai “Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento” (ricordate l’Alternanza Scuola Lavoro? Oggi si chiama così), ma non è dato sapere se la relazione scritta verrà letta o meno: probabilmente no, mentre fondamentale sarà l’esposizione orale. Poi, ci sarà la parte dedicata a “Cittadinanza e Costituzione”, che in futuro verterà sugli argomenti trattati nell’integrazione di ore di Educazione Civica e che per quest’anno avrà probabilmente come temi i progetti svolti dalle quinte durante l’anno scolastico. Infine, un piccolo spazio sarà dedicato al commento delle prove scritte.

Come prepararsi a questo nuovo orale? Sicuramente, servirà un ripassone generale delle materie d’esame su tutto il programma dell’anno scolastico, per avere più frecce a disposizione quando si dovrà improvvisare un discorso di fronte al contenuto della busta; poi, forse sarà necessario un lavoro di diplomazia con i membri della commissione interni, almeno per farsi un’idea di quello che potrebbe capitare nelle buste e non arrivare totalmente impreparati. Per via di questa componente aleatoria di cui ancora non sappiamo bene la portata, varrà la pena prepararsi bene anche sulle altre tre fasi del colloquio: preparare una sintetica e ineccepibile relazione sull’Alternanza Scuola Lavoro, studiare a fondo gli argomenti previsti per Cittadinanza e Costituzione e soprattutto gli argomenti delle prove scritte, verificando da sé e con i propri compagni la correttezza delle proprie prove, per conoscere in anticipo eventuali domande che potranno essere poste dalla Commissione: individuare da soli errori fatti mette sempre in un’ottima luce.

*La Commissione d’Esame preparerà tante buste quanti sono gli studenti della classe più altre due buste, per permettere la scelta anche all’ultimo esaminando. I materiali dentro le buste saranno scelti sulla base delle indicazioni fornite dal Consiglio di Classe nel documento sul programma e le attività svolte inviato prima del 15 maggio.

———————————————————————————————————–

Laudes, in occasione della nuova maturità 2019, ha deciso di pubblicare a cadenza regolare una guida per l’esame, in cui verranno analizzate le prove svolte finora nelle simulazioni: seguiteci su Facebook e sul blog per ricevere aggiornamenti sui post di approfondimento che pubblicheremo in questi giorni.

Ma non solo: anche quest’anno abbiamo attivato corsi di preparazione alla maturità con i nostri migliori docenti. Quest’anno sarà ancora più importante arrivare pronti, rilassati e preparati. Per qualsiasi informazione sui corsi di preparazione alla nuova maturità potete cliccare qua.

Tenses

Guida alla nuova Maturità 2019 – Seconda Prova Linguistico

Il nuovo assetto riguardante l’esame di Stato per la scuola secondaria di secondo grado ha avuto le maggiori ripercussioni sulle modalità di svolgimento della seconda prova e sul colloquio orale. In particolare, per il liceo linguistico, la multidisciplinarietà che caratterizzerà questa seconda prova si articola nella verifica delle competenze di due lingue straniere (quest’anno lingua e letteratura straniera 1 e 3, scelte dal MIUR). La scelta stessa delle due lingue viene a configurarsi più particolare rispetto alle altre seconde prove, poiché non tutti i licei linguistici hanno come lingua e letteratura straniera 1, 2 e 3 le stesse lingue, a differenza di licei classici e scientifici, la cui seconda prova, a livello nazionale, riguarderà nel primo caso il latino e il greco e nel secondo la matematica e la fisica. Per cui, ci saranno licei linguistici la cui prova quest’anno verterà sull’inglese e sul francese, altri che dovranno cimentarsi nell’inglese e nello spagnolo, altri ancora nell’inglese e nel tedesco e così via.

La differenza con la seconda prova degli anni passati è sostanziale: la prova era monolingua (in particolare negli ultimi anni era uscito sempre Inglese) ed i maturandi potevano scegliere un testo tra ben 4 tipologie di brani: attualità, storico-sociale, letteratura, artistico; successivamente, dovevano confrontarsi con 10 domande di comprensione ed una produzione scritta di 300 parole attinente ad una delle due tracce proposte. Oggi, di certo, si va incontro ad un esame di stato più equo, che faccia confrontare tutti gli studenti del linguistico con uno stesso testo con le stesse richieste, ma viene contemporaneamente meno la libertà di scelta dello studente, che era solito dedicare la prima ora della prova a leggere frettolosamente i diversi testi e le diverse tracce di produzione, per cercare di individuare la tipologia dove avrebbe potuto esprimere al meglio delle proprie possibilità.

La seconda prova della nuova maturità dei licei linguistici, infatti, avrà innanzitutto la caratteristica di essere un testo unico per ognuna delle due lingue in oggetto, senza possibilità di scelta da parte degli studenti (sicuramente una mole di lavoro diversa per i commissari preposti alla correzione, che spessissimo in passato, in base alle scelte diversificate degli studenti di una stessa classe, dovevano leggere e analizzare almeno tre delle tipologie di testo proposte); in secondo luogo, la comprensione scritta sarà articolata in maniera differente: per la prima lingua è prevista la comprensione e l’interpretazione di un testo, che rispetto alla simulazioni uscite sinora potrebbe essere di tipo letterario, di una lunghezza di circa 600 parole, seguite da una produzione scritta di 300 parole, in riferimento ad un’unica traccia proposta, con il gusto per la citazione di partenza. Per quanto riguarda la seconda lingua straniera oggetto della prova, la struttura è la medesima, ma in formula dimezzata e apparentemente facilitata rispetto alla prima lingua: una comprensione ed interpretazione di un testo lungo circa la metà del precedente, seguito da una produzione scritta di 150 parole. Nello specifico, la comprensione del testo della prima lingua prevede 5 quesiti a cui rispondere con Vero, Falso o Non Detto, seguiti da tre domande a cui rispondere rielaborando il contenuto del testo (chiare reminiscenze delle prove passate) non senza, però, la richiesta di dover giustificare, citando testualmente il brano, la risposta data. Per la seconda lingua in oggetto, di nuovo delle richieste di tipo misto: 3 quesiti a scelta multipla e due domande a cui rispondere con parole proprie e risposte di tipo completo.

Certamente non un’impresa facile per i nostri studenti che, già quando la seconda prova verteva su una sola lingua, erano già a forte rischio di contaminazione dalle altre lingue (questo accade quando si studiano tre lingue contemporaneamente!). Del resto, le simulazioni ufficiali stesse per quanto riguarda la prima lingua sono ben diverse tra loro: i quesiti della prima parte della comprensione del testo, nella prima simulazione troppo articolati e non di facile individuazione all’interno del testo, nella seconda simulazione sono già più chiari e più reperibili: un chiaro segno di probabili segnalazioni e suggerimenti da parte delle scuole, con le quali il MIUR è sempre in aperto dialogo. But don’t panic! Sarà necessario organizzare per bene il tempo a propria disposizione, predisponendo sicuramente più tempo per la prima lingua e meno per la seconda, di elaborazione decisamente più rapida, prendersi autonomamente una breve pausa tra una lingua e l’altra per evitare confusione, saper utilizzare quel misterioso strumento chiamato dizionario, ed essere consapevoli del percorso linguistico fatto sino a quel momento! C’est facile!

———————————————————————————————————–

Laudes, in occasione della nuova maturità 2019, ha deciso di pubblicare a cadenza regolare una guida per l’esame, in cui verranno analizzate le prove svolte finora nelle simulazioni: seguiteci su Facebook e sul blog per ricevere aggiornamenti sui post di approfondimento che pubblicheremo in questi giorni.

Ma non solo: anche quest’anno abbiamo attivato corsi di preparazione alla maturità con i nostri migliori docenti. Quest’anno sarà ancora più importante arrivare pronti, rilassati e preparati. Per qualsiasi informazione sui corsi di preparazione alla nuova maturità potete cliccare qua.

 

prima declinazione

Guida alla nuova Maturità 2019 – Seconda Prova Classico

A tutto ci si abitua tranne, forse, alla consapevolezza di una seconda prova su due materie. Nel caso del classico, gli studenti dovranno fronteggiare testi in latino e in greco e non potranno confidare nella consuetudine che vedeva le due materie alternarsi un anno dopo l’altro, in modo prevedibile e rassicurante.

Deposte le mannaie, ragioniamo a mente fredda e andiamo a vedere le simulazioni fatte il 26 febbraio e il 2 aprile: cosa cambia?

Innanzitutto, aumenta la quantità di tempo a disposizione. La prova di latino e greco prevede un tempo di sei ore, al pari del tema di italiano.

La nuova prova si divide in tre parti: la prima parte prevede la traduzione di un testo in latino o in greco, ma con una agevolazione significativa per lo studente. Si hanno infatti a disposizione la parte di testo immediatamente precedente a quella da tradurre e/o quella immediatamente successiva. Inoltre, la prova offre alcune informazioni sul contesto e sull’opera da cui è tratto il passo.

Questo provvedimento è decisamente un’innovazione significativa: si può essere d’accordo o meno, ma la scelta dimostra che ci si è resi conto che, nelle condizioni di lavoro attuali, non sempre la traduzione decontestualizzata è la prova che valorizza maggiormente il percorso degli studenti.

La seconda parte della prova, nell’altra lingua d’indirizzo, richiama le competenze derivate dal tradizionale studio dei “classici”: lo studente deve leggere un testo con traduzione allegata e il cui tema è affine al testo della prima parte.

Nella terza parte, ci sono domande di contestualizzazione e grammatica per dimostrare la comprensione effettiva dei due testi e la capacità di saperli confrontare. Le domande sono tre: si può rispondere singolarmente (10-12 righe per domanda) o in forma di testo unitario (30-36 righe in totale). Attenzione all’ultima domanda: è richiesto di approfondire il tema in modo personale, ma ciò non significa che si debba banalizzarlo o descriverlo in modo ripetitivo. Un’idea efficace può essere quella di connetterlo con le proprie conoscenze personali e, perché no, con argomenti di altre discipline. Come nel caso dello scritto di italiano, la seconda prova scritta può far guadagnare al candidato un massimo di 20 punti.

In molti hanno criticato la scelta di questa tipologia di prova, che era però nell’aria da anni; senza dubbio il cambiamento fa prendere atto che abbiamo cambiato completamente modo di tradurre e di studiare le lingue classiche. Se si volesse tornare a far tradurre passi dall’Etica Nicomachea ai maturandi, forse dovremmo ricreare le condizioni di studio adatte allo sviluppo di questa competenza, cosa che, oggi, sembra ormai impossibile.

Per prepararsi al meglio, può essere utile impostare un ripasso di letteratura per generi letterari, oltre che cronologico; altro “trucco” utile è annotare, tramite mind map o semplice elenco, tutti gli elementi in comune tra gli autori greci e latini, mano a mano che si procede nel ripasso. Tradurre tanto e con scrupolo si deve, ma è bene farlo in modo adatto alla nuova prova. Prima di tradurre, dunque, si possono dedicare dieci minuti a scoprire informazioni sull’opera, sull’autore e sul passo in questione. Lo studio dei classici è un ulteriore rinforzo delle competenze di traduzione e aiuta a collegare il testo, tradotto con la maggiore autonomia possibile, con le questioni di lingua e letteratura. Occhio anche ad un ripasso di grammatica che serva per tradurre, ma anche per rispondere alle domande finali: non basta conoscere e aver capito un concetto, bisogna anche saperlo spiegare bene.

Ultimo consiglio: prima si inizia a studiare, meglio è! Rifornitevi di cioccolata, evidenziatori e quaderni e cominciate a gettare le basi del ripasso.

———————————————————————————————————–

Laudes, in occasione della nuova maturità 2019, ha deciso di pubblicare a cadenza regolare una guida per l’esame, in cui verranno analizzate le prove svolte finora nelle simulazioni: seguiteci su Facebook e sul blog per ricevere aggiornamenti sui post di approfondimento che pubblicheremo in questi giorni.

Ma non solo: anche quest’anno abbiamo attivato corsi di preparazione alla maturità con i nostri migliori docenti. Quest’anno sarà ancora più importante arrivare pronti, rilassati e preparati. Per qualsiasi informazione sui corsi di preparazione alla nuova maturità potete cliccare qua.

 

Sezione Aurea

Guida alla nuova Maturità 2019 – Seconda Prova Scientifico

Quest’anno gli studenti di quinto liceo scientifico saranno alle prese con una seconda prova mista di matematica e fisica. Si tratta di una novità sostanziosa rispetto agli anni passati, in cui era prevista una prova su un’unica materia – di fatto sempre matematica, in tempi recenti. Si possono scorgere le buone intenzioni del Ministero, che cerca di integrare in maniera armoniosa le due discipline. Personalmente non posso che approvare da questo punto di vista: troppo spesso infatti i due linguaggi risultano paradossalmente scollati, con sfasamenti nei programmi che non vanno di pari passo, nessi storici che non vengono mai evidenziati, e tante altre piccole contraddizioni.

Purtroppo la prova di maturità costituisce solo l’ultimo passo della formazione liceale dei ragazzi e, senza una seria presa di coscienza di tutti i professori e degli studenti stessi, la riflessione resterà circoscritta al “come prepararsi per la prova finale” e non potrà estendersi al “come chiarire e sviluppare il rapporto tra matematica e fisica“, un discorso molto ampio e potenzialmente fruttoso che dovrebbe abbracciare l’intero ciclo scolastico.
Quello che mi sento di consigliare a tutti è tranquillità e fiducia. Sfatiamo lo “spauracchio” del problema di fisica, generalmente considerato più enigmatico di un quesito della Sfinge – non solo dai ragazzi nel doverne trovare la soluzione, ma a volte, anche dai professori nel doverlo spiegare. Sostituirei l’idea di una “soluzione da trovare” con quella di una “situazione da capire“. In questo modo sarà possibile sfruttare appieno la preparazione matematica su studio di funzione, risoluzione di equazioni, calcolo di integrali e quant’altro. Basta fermarsi qualche minuto a considerare che “calcolare una quantità vicino a un certo punto” può essere fatto andandoci con un limite. Pensate che una formula fisica nient’altro è che un’equazione, simile alle centinaia che trovate sul testo di matematica! Solo che la “x” può essere una forza “F”, una carica “Q”, eccetera. Se volete sommare tanti minuscoli pezzettini, un integrale definito può aiutarvi nel compito. E così via…

Come esempio di collegamento tra i programmi di matematica e fisica, consiglio di esaminare il quesito 6 della simulazione ufficiale del 28 Febbraio, magari in classe e con l’aiuto del professore o della professoressa, in cui viene presentato un collegamento interessante tra leggi del moto (cinematica del punto) ed il teorema di Lagrange (calcolo differenziale).

Attenzione perché nella simulazione non mancano le pecche, anche gravi, come ad esempio nel primo esercizio in cui si dà, a mio avviso, una scorretta interpretazione fisica della funzione q(t) (in realtà poi evidenziato anche sul sito del MIUR). Insomma, sembra che i primi a doversi chiarire il rapporto tra matematica e fisica siano proprio i tecnici del Ministero!

———————————————————————————————————–

Laudes, in occasione della nuova maturità 2019, ha deciso di pubblicare a cadenza regolare una guida per l’esame, in cui verranno analizzate le prove svolte finora nelle simulazioni: seguiteci su Facebook e sul blog per ricevere aggiornamenti sui post di approfondimento che pubblicheremo in questi giorni.

Ma non solo: anche quest’anno abbiamo attivato corsi di preparazione alla maturità con i nostri migliori docenti. Quest’anno sarà ancora più importante arrivare pronti, rilassati e preparati. Per qualsiasi informazione sui corsi di preparazione alla nuova maturità potete cliccare qua.

 

Tema ironico

Guida alla nuova Maturità 2019 – Prima Prova

Per quanto gran parte dell’attenzione sulla nuova maturità sia focalizzata sulle seconde prove (che hanno subito grossi rivolgimenti, come vedremo nei prossimi giorni), sull’assenza della terza prova e sul nuovo procedimento per gli orali, forse non tutti sanno che anche la prima prova è cambiata un bel po’. Le simulazioni fatte il 19 febbraio e il 26 marzo ci consentono di fare una prima valutazione, anticipando che il giudizio è positivo per gran parte dei cambiamenti.

Partiamo dalla prima tipologia, quella dell’analisi del testo. La tipologia comprende, a scelta dello studente, un testo di prosa e un testo di poesia relativi alla letteratura studiata l’ultimo anno (finora sono usciti Montale, Pascoli, Morante e Pirandello): includere due opzioni invece di una ci sembra un’ottima innovazione, che riduce l’aleatorietà della tipologia. La prova, come negli anni passati, è suddivisa in due parti, una di analisi e comprensione, l’altra di produzione di un testo informativo e argomentativo, che ruota attorno al tema principale del brano, in cui viene invitato lo studente a fare confronti con altri autori e brani che affrontano lo stesso argomento. A differenza degli anni scorsi, viene anche data la possibilità di svolgere la prima parte scrivendo un unico testo al posto delle risposte alle singole domande: da una parte, è più difficile strutturare le risposte in un testo continuo e coeso, dall’altra dà più strumenti allo studente per “cavarsela” nel caso abbia poco da dire nelle risposte ad alcune domande (concentrandosi magari su altre). Tuttavia, bisognerà anche vedere come sarà valutata la scelta: a parità di informazioni fornite, lo studente che strutturerà le risposte in un unico testo avrà una valutazione migliore?

La seconda tipologia, quella informativo-argomentativa, è quella che ha subito più stravolgimenti, tutti molto interessanti. Innanzitutto, ci sarà solo un testo, e non l’usuale collage di brani: sono state accolte le critiche di chi diceva che i testi forniti per il saggio breve erano troppo brevi, decontestualizzati e per questo poco caratteristici per la tipologia informativo-argomentativa. Un testo più lungo, come quello della prova attuale, è più rappresentativo e permette di seguire un ragionamento più complesso. Anche le richieste sono molto diverse dal passato: una parte è dedicata a domande sulla comprensione (anche molto specifiche sul lessico e sui connettivi usati) e al vituperato riassunto: purtroppo nell’ultima simulazione del 26 marzo una delle proposte per questa tipologia non aveva come richiesta il riassunto, quindi non possiamo dire con certezza se ci sarà sempre. In ogni caso, l’inserimento di una parte di verifica sulla comprensione obbligherà a dedicare maggiore tempo, durante il percorso scolastico, proprio alla comprensione di testi informativo-argomentativi (ottimo!) e alla produzione di tipi di testo che affinano la scrittura in generale, come i riassunti (ottimo!), oltre a consentire una valutazione più razionale e distinta per competenze in sede d’esame.

Infine, nella seconda parte viene richiesta naturalmente la produzione di un testo a partire dagli spunti del brano riportato e dalle tematiche proposte dalla traccia, con la richiesta esplicita di “coesione e coerenza” (concetti che forse ora cominceranno a essere introdotti nella didattica per forza di cose). Insomma, questa nuova tipologia sembra una via di mezzo tra il classico tema scolastico e il vecchio saggio breve: si dà maggiore libertà allo studente in sede di produzione (attenzione: questo non vuol dire che è più semplice, anzi) mentre vengono introdotti paletti per quanto riguarda la comprensione, attività che finora non era mai entrata nell’esame di stato.

La tipologia C è quella di cui francamente non si capisce molto il senso, pur essendo praticamente uguale al tema degli anni passati: essendo l’unica tipologia che non presenta esplicitamente domande o richieste sulla comprensione, sembra essere stato concepito come refugium peccatorum, una boa di salvataggio, da una parte, per lo studente che ha difficoltà con le prove precedenti (soprattutto per quel che riguarda la comprensione del testo) dall’altra, per il docente che non ha la voglia/possibilità di affrontare durante il triennio un percorso legato alla comprensione e alla scrittura di testi non letterari. Invece, se la tipologia voleva essere una possibilità per quegli studenti più creativi e inventivi, a cui le maglie del discorso argomentativo stanno strette, allora non si è fatto abbastanza, visto che sempre un testo informativo-argomentativo viene chiesto. Inutile far notare che la tipologia C, senza paletti, senza distinzione delle competenze e che lascia molta libertà allo studente è in realtà molto più difficile delle altre due: diventa “più semplice” in fase di valutazione, proprio perché la mancanza di paletti e richieste esplicite consente ai docenti di essere di manica più larga.

Insomma, a parte la tipologia C, sostanzialmente invariata, la prima prova sembra decisamente migliorata, soprattutto perché la distinzione delle competenze (dalla comprensione alla stesura di un testo originale) permette di impostare un percorso didattico più razionale e utile rispetto al passato, consentendo di concentrarsi esplicitamente su tutti gli aspetti della lingua scritta, dalla lettura alla stesura. Nelle prossime settimane sottolineeremo questi aspetti e daremo qualche indicazione per affrontare la prima prova.

———————————————————————————————————–

Laudes, in occasione della nuova maturità 2019, ha deciso di pubblicare a cadenza regolare una guida per l’esame, in cui verranno analizzate le prove svolte finora nelle simulazioni: seguiteci su Facebook e sul blog per ricevere aggiornamenti sui post di approfondimento che pubblicheremo in questi giorni.

Ma non solo: anche quest’anno abbiamo attivato corsi di preparazione alla maturità con i nostri migliori docenti. Quest’anno sarà ancora più importante arrivare pronti, rilassati e preparati. Per qualsiasi informazione sui corsi di preparazione alla nuova maturità potete cliccare qua.