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Nuove prove di maturità

Seconda prova della maturità 2017/2018

Ieri sono state comunicate le materie della seconda prova per la maturità 2017/2018, l’ultima maturità che prevede l’attuale svolgimento (dal 2018/2019 infatti cambierà, come abbiamo scritto qua).

Non ci sono state particolari sorprese: per il liceo classico ci sarà la prova di greco, in un’alternanza ormai consolidata con il latino, mentre per lo scientifico la prova sarà di matematica, come è sempre avvenuto (per il liceo scientifico tradizionale non è mai uscita la prova di fisica). Sempre nell’ambito dei licei ci sarà scienze umane per il Liceo delle Scienze umane, discipline artistiche e progettuali  per il Liceo artistico, teoria, analisi e composizione per il Liceo musicale e tecniche della danza  per Liceo coreutico.

Per quanto riguarda gli istituti professionali e gli istituti tecnici, la seconda prova varia a seconda dell’indirizzo. Per quanto riguarda gli istituti professionali, scienza e cultura dell’alimentazione sarà la seconda prova dell’indirizzo Servizi enogastronomia e ospitalità alberghiera, con diritto e tecniche amministrative della struttura ricettiva per l’articolazione Accoglienza turistica; tecniche professionali dei servizi commerciali per l’indirizzo Servizi commerciali; tecnica di produzione e di organizzazione per l’articolazione Industria dell’indirizzo Produzioni industriali e artigianali e progettazione e realizzazione del prodotto per l’articolazione Artigianato; tecnologie e tecniche di installazione e manutenzione per l’indirizzo Manutenzione e Assistenza tecnica.

Per quanto riguarda invece gli istituti tecnici, come seconda prova ci  sarà economia aziendale per l’indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing; lingua inglese nell’articolazione Relazioni internazionali per il marketing e nell’indirizzo Turismo; estimo nell’indirizzo Costruzioni, Ambiente e Territorio; meccanica, macchine ed energia per l’indirizzo Meccanica, Meccatronica ed Energia; sistemi e reti per l’indirizzo Informatica e telecomunicazioni; progettazione multimediale per l’indirizzo Grafica e comunicazione; economia, estimo, marketing e legislazione per l’indirizzo Agrario.

Insieme alle indicazioni è arrivato l’in bocca al lupo della ministra Fedeli, che ha invitato gli studenti a continuare “a consolidare la preparazione, ad arricchire le conoscenze e competenze”, non solo per la Maturità ma “come bagaglio da portare lungo tutto l’arco della vita”.

Potete trovare l’elenco completo per ogni articolazione e per ogni progetto sul sito del MIUR: qua  per i licei, qua  per gli istituti professionali e qua per gli istituti tecnici.

Nuove prove di maturità

Come cambia la maturità dal 2018/2019

L’anno scolastico 2017/2018 sarà l’ultimo con l’usuale modalità di ammissione e svolgimento dell’esame di maturità: a partire dal 2018/2019 cambieranno molte cose. La riforma dà un peso maggiore alla valutazione complessiva del triennio (il credito scolastico, attribuito in base alla media voti, può valere fino a 40 punti) e aumenta l’importanza della prima e della seconda prova (che passano dal valere 15 punti a valerne 20). Ma vediamo nel dettaglio.

Ammissione

Per essere ammessi all’esame di maturità servirà avere la sufficienza (l’agognato 6) in tutte le materie; tuttavia, è possibile essere ammessi con un’insufficienza su disposizione (naturalmente motivata) del Consiglio di Classe. Inoltre, bisognerà aver frequentato almeno i tre quarti delle ore di didattica annuali, aver partecipato alla prova Invalsi del quinto anno (che verterà su italiano, matematica e inglese ma non inciderà sul voto finale), aver svolto l’alternanza scuola-lavoro e avere la sufficienza in condotta.

Commissione

La commissione resterà tale e quale: 3 membri interni, 3 membri esterni e un presidente esterno.

Le prove

La grande novità è che non ci sarà più la terza prova; rimangono solo le prime due prove: la prima di italiano, uguale per tutti gli indirizzi, la seconda verterà sulle discipline caratterizzanti del corso di studio. Ci sarà infine la prova orale, che toccherà tutte le discipline e che prevederà inoltre la presentazione di una relazione (scritta o come elaborato multimediale) dell’alternanza scuola lavoro.

Voto finale

Le prove scritte e il colloquio orale possono dare un massimo di 60 punti (20 + 20 + 20), il credito scolastico avrà un peso molto maggiore: si passa infatti dal massimo di 15 punti della vecchia maturità a un massimo di 40 punti della nuova maturità, assegnati nel triennio in base alla media voto (come nella tabella). Inoltre, la commissione potrà assegnare ulteriori 5 punti a fronte di un credito scolastico di almeno 30 punti e un risultato complessivo nelle prove d’esame di almeno 50 punti. La valutazione minima per superare l’esame è 60 su 100.

Maturità 2018/2019: assegnazione crediti

Curriculum dello studente

Un’altra grande novità è il curriculum dello studente e della studentessa, che verrà allegato al diploma: in questo documento figureranno le ore complessive di frequenza per ogni disciplina; l’esito, in forma descrittiva, della prova Invalsi e la certificazione delle abilita’ di comprensione e uso della lingua inglese; le conoscenze e le abilità acquisite durante il percorso scolastico; le attività extra-scolastiche svolte (culturali, artistiche, sportive, di volontario e dell’alternanza scuola lavoro).

Epigrafe latina

[Rassegna stampa] Latino sì, latino no: la terra dei casi

Negli ultimi mesi le riflessioni sulla didattica del latino e sulla sua utilità hanno avuto ampio spazio su quotidiani e blog, e la ragione è facilmente intuibile: la didattica di una lingua morta è difficilmente difendibile in un contesto culturale in cui primeggia l’idea che il fine ultimo dello studio sia una sua utilità in ambito lavorativo.

Combattendo i detrattori sullo stesso campo della logica utilitaristica, molti difendono il latino evidenziandone invece la sua spendibilità nella vita e nel lavoro, perché abitua al “problem solving”, come evidenzia Guido Tonelli, fisico del CERN:

Prendiamo proprio la traduzione dal greco e dal latino. Sei lì che combatti con il vocabolario per cercare di dare un senso compiuto ad un gruppo di frasi e ti sembra di avere trovato la chiave. Soltanto che non riesci a sistemare un piccolo, infimo dettaglio. Ed ecco che di colpo, per risolvere l’incongruenza, dovrai capovolgere tutto e abbandonare definitivamente quella che un istante prima ti sembrava un’ipotesi molto ragionevole. È la logica, bellezza, è tutto soltanto questione di logica. Non saprei trovare un’attività più vicina al lavoro scientifico concreto che viviamo quotidianamente. Capita molto spesso, in fisica, che per accomodare un piccolo particolare, apparentemente insignificante, siamo costretti ad abbandonare la congettura che ci aveva guidato fino a quel momento. E ogni tanto, questo stesso meccanismo apre le porte ad un nuovo paradigma.

Sulla stessa lunghezza d’onda sembra essere la ricerca commissionata dal Corriere della Sera ad Almalaurea, che evidenzia come gli studenti usciti dal classico (e quindi con una solida formazione umanistica) ottengano risultati migliori nel percorso universitario, soprattutto nelle facoltà scientifiche.

Riservandoci il dubbio che alla base ci siano anche fattori sociali (anche se in parte smentiti: «Oggi è ancora vero che chi viene dal Classico gode di un contesto socio-culturale più avvantaggiato; ma il dato del 33,8% proveniente dalla classe media impiegatizia, sommato al 13,7% della classe del lavoro esecutivo, smonta l’equazione», sottolinea il direttore di Almalaurea Ivano Dionigi), è innegabile che lo studio del latino e, soprattutto, l’esercizio della traduzione, siano attività più complesse della media delle attività svolte durante gli anni dell’istruzione obbligatoria, e che ciò fornisca agli studenti delle capacità di base difficilmente conquistabili con il passare del tempo, come ci ricorda Luca Ricolfi, sempre sul Sole 24 Ore:

Ci sono studenti, tantissimi studenti, che non hanno alcun particolare handicap fisico o sociale eppure sono irrimediabilmente non all’altezza dei compiti cognitivi che lo studio universitario ancora richiede in certe materie e in certe aree del Paese. Essi credono di avere delle “lacune”, e quindi di poterle colmare (come si recupera un’informazione mancante cercandola su internet), ma in realtà si sbagliano. Per essi non c’è più (quasi) nulla da fare, perché difettano delle capacità di base, che si acquisiscono lentamente e gradualmente nel tempo: capacità di astrazione e concentrazione, padronanza della lingua e del suo lessico, finezza e sensibilità alle distinzioni, capacità di prendere appunti e organizzare la conoscenza, attitudine a non dimenticare quel che si è appreso. La scuola di oggi, con la sua corsa ad abbassare l’asticella, queste capacità le fornisce sempre più raramente.

Il rischio che la riduzione delle ore di latino e la cancellazione delle prove di traduzione rientri in una generale semplificazione del percorso scolastico era già stato illustrato dalla scrittrice e insegnante Paola Mastrocola, in un appassionato pamphlet contro la scuola facile. La colpa di questa semplificazione, per Mastrocola, è da attribuire al “deficit di motivazione nostra, di noi adulti, insegnanti, scrittori, intellettuali, politici, governanti, famiglie”; e così la pensa anche Nicola Gardini, autore di “Viva il latino. Storie e bellezza di una lingua inutile”: 

I giovani, quando non sono impediti dalle circostanze e se guidati da insegnanti capaci e appassionati, sono aperti alle avventure più impegnative dell’intelligenza. Sono gli adulti i pigri e i disfattisti, quelli che cercano ragioni laddove la ragione è la cosa stessa.

Al di là delle statistiche che mostrano l’utilità del latino al di fuori di esso, Gardini evidenzia come il latino vada studiato perché è “il codice genetico dell’Occidente”, “il suo sistema immunitario” e “la fonte prima del principio di identità”. Insomma, la sua utilità appare decisamente secondaria di fronte a una ragione più profonda, che dovrebbe convincere anche i più scettici a sostenere lo studio del latino: l’importanza del tempo”. La spiega Ivano Dionigi in un’intervista a Linkiesta:

Il problema è che si va a caccia del nuovo, dell’originale. Ma come diceva Berenson, “l’originalità è per gli incapaci”. In questo contrasto tra novum e notum, è meglio situarsi in mezzo. Prendere atto che gli antichi, ormai, per noi sono esotici. Perché sono antagonisti alla modernità, che è la moda. E che a parlare solo del presente, si conosce solo (e male) il presente. E che il latino è la madre certa, anzi certissima, dell’italiano. Non si può rifiutare un genitore senza poi smarrirsi. [Non smarrirsi significa] conoscere le parole. È un antidoto importante per il pensiero, soprattutto oggi, che assistiamo a un appiattimento della lingua, in cui si usano mille parole per dire la stessa cosa. E sa cosa succede quando si dimentica il significato delle parole? Si perde di vista la realtà. Non la si conosce più, e si rimane ingannati. Oggi le parole sono state mandate in esilio dai padroni del linguaggio, che non siamo più noi. E non va dimenticato che le rivoluzioni e i colpi di stato si fanno, prima ancora che con le armi, con le parole. Conoscere le parole aiuta a difendersi.

Così come Dionigi, anche Luca Serianni, linguista e storico della lingua, pensa che il latino vada studiato per il suo innegabile carattere fondativo della civiltà occidentale e per il continuo ripullulare dell’immaginario classico nella esperienza delle generazioni moderne”. Ma aggiunge che, per preservarlo, è necessario ripensarne l’insegnamento, ancora oggi troppo schiacciato sulla grammatica:

Ma l’inconveniente principale sta in un soverchiante apparato grammaticalistico fine a sé stesso: non si parte dal testo in quanto tale, come sarebbe necessario, ma si cercano testi che illustrino le regole di volta in volta esposte nella teoria.

La necessità di difenderlo dagli attacchi della contemporaneità, continua Serianni, può essere l’occasione per correggere alcuni vizi della tradizione didattica, affiancando agli scritti classici anche quelli in latino medievale (altro passaggio fondamentale della nostra civilità), prestando maggiore attenzione al lessico (il cui legame con la nostra lingua è tuttora evidente) e spiegando le regole morfologiche e sintattiche a partire dall’analisi del testo.