Archivi tag: ripetizioni

Professor Leaning Head On Blackboard

La “flat tax” sulle ripetizioni

Come si era saputo già a partire dalle bozze circolate nei mesi scorsi, le lezioni private e le ripetizioni sono entrate nella legge di bilancio per il 2019. Lo hanno fatto con la misura esposta dai commi dal 13 al 16 del primo articolo, battezzata dai giornali come “la flat tax delle ripetizioni”.

Prima di analizzarlo, leggiamo il testo completo dei quattro commi che ci interessano:

  1. A decorrere dal 1° gennaio 2019, ai compensi derivanti dall’attività di lezioni private e ripetizioni, svolta dai docenti titolari di cattedre nelle scuole di ogni ordine e grado, si applica un’imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle addizionali regionali e comunali con l’aliquota del 15 per cento, salva opzione per l’applicazione dell’imposta sul reddito nei modi ordinari.

  2. I dipendenti pubblici di cui al comma 13, che svolgono l’attività di insegnamento a titolo privato, fermo restando quanto disposto all’articolo 53 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, comunicano all’amministrazione di appartenenza l’esercizio di attività extra-professionale didattica ai fini della verifica di eventuali situazioni di incompatibilità.

  3. L’imposta sostitutiva di cui al comma 13 è versata entro il termine stabilito per il versamento dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. Per la liquidazione, l’accertamento, la riscossione, i rimborsi, le sanzioni, gli interessi ed il contenzioso ad essa relativi si applicano le disposizioni previste per le imposte sui redditi.

  4. Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le modalità per l’esercizio dell’opzione nonché del versamento dell’acconto e del saldo dell’imposta sostitutiva di cui al comma 13.

Andando con ordine, bisogna segnalare prima di tutto un fatto: questi commi riconoscono, all’interno di un documento pubblico di grande interesse generale in ambito economico, l’esistenza di una “attività di lezioni private e ripetizioni”. Un fatto senza dubbio positivo, considerando l’elevato numero di persone coinvolte e la grande mole di denaro mossa da questa attività. Riguardo a tali dati, lo studio citato continuamente è quello condotto nel 2016 da Lorenzo Castellani e Giacomo Bandini per la Fondazione Einaudi (ecco il link per leggere la sintesi dei risultati e le valutazioni finali dei due studiosi), che personalmente trovo molto interessante ma che non prenderei per oro colato, vista la difficoltà di un’indagine del genere: per fare solo qualche esempio, ci sono problemi legati all’anonimato, senza il quale molte famiglie non risponderebbero alle domande, e alla percezione negativa ancora diffusa riguardo ai fruitori di questi servizi, oltre al campione non proprio gigantesco valutato in questa occasione (983 famiglie intervistate) e alla grande variabilità di fattori come i prezzi e il numero di ore necessarie al recupero degli studenti.

Per avere un’idea un po’ più precisa di questo mare magnum, si può leggere un articolo scritto a metà del 2017 da Christian Raimo per Internazionale in cui, tra le altre cose, emerge come Castellani e Bandini potrebbero sottostimare il fenomeno delle lezioni private; i due studiosi, in base ai dati da loro ottenuti, stimano intorno al 50 % l’incidenza delle lezioni private sugli studenti delle scuole superiori, mentre Raimo, a partire dalle proprie esperienze personali e conoscenze, riflette sulle possibilità di alzare questo dato. Dal mio osservatorio privilegiato, posso dire che mi sento in linea con Raimo e che anche secondo me andrebbero alzate le percentuali di incidenza. A far questo, dopo un’indagine condotta con mezzi più imponenti di quelli messi in campo da Castellani e Bandini, dovrebbe essere proprio il ministero dell’istruzione, ma qui si arriva al nodo principale della questione: il disinteresse pubblico, a volerla vedere con occhi benevoli, o peggio l’interesse delle istituzioni a voler lasciare queste attività in una “zona grigia” legislativa.

E difatti, subito dopo il bell’incipit del comma 13, arriva la doccia fredda. Le lezioni private rimangono saldamente tra quelle attività su cui i documenti ufficiali si muovono spesso, quando lo fanno, in modo ambiguo, poco chiaro. Ambiti variegati che comprendono attività lavorative assai differenti, accomunate dall’essere percepite dalla maggior parte delle persone come transitorie, precarie, connotate da scarsa professionalità. Faccio alcuni esempi: le consegne dei riders, cioè dei fattorini; le pulizie domestiche e non solo; i traslochi e le attività di svuotamento di cantine, soffitte, eccetera; i lavori che prevedono servizi di cura e compagnia di vario tipo, da quelli di baby-sitting a quelli per gli anziani.

Perché scrivo questo? Perché al comma 13, subito dopo aver riconosciuto l’attività, si specifica “svolta dai docenti titolari di cattedre nelle scuole di ogni ordine e grado”. Moltissimi di coloro che svolgono questa attività, dunque, rimarranno esclusi dal provvedimento. Vorrei scrivere “la maggior parte”, ma in assenza di studi affidabili (vedi paragrafi precedenti) sarebbe un’affermazione azzardata. Per gli studenti, i docenti universitari, gli ex insegnanti e per qualsiasi altra persona che non insegni in una scuola non cambierà nulla.

Studente coperto dai libri

Ma non è tutto. Oltre al problema appena discusso, che interessa soprattutto chi svolge queste attività, se ne aggiunge un altro che invece interessa l’intera comunità: una misura del genere è utile? Una misura del genere è conveniente a livello economico? Rispondere a questi interrogativi non è affatto semplice.

Sulla carta, la misura rischia di causare un minor gettito fiscale per l’Italia. Difatti, la scarsa percentuale di docenti che già paga le tasse sulle ripetizioni svolte (lo studio Einaudi di cui parlavo prima stima circa il 10 %) pagherà meno, dal momento che passerà da una aliquota progressiva variabile, comunque maggiore, a una “piatta” (di fatto regressiva) del 15 %. Eppure, dalle voci trapelate dai ministeri e dalle dichiarazioni pubbliche, è noto come la misura sia stata voluta in primis dal ministero dell’economia. La motivazione è abbastanza ovvia: la speranza, abbassando la tassazione sull’attività, è quella di spingere all’emersione del lavoro nero.

Come hanno già fatto notare numerosi commentatori sul web, però, la misura potrebbe non essere sufficiente. Mancano incentivi, pur noti, che avrebbero di certo spinto maggiormente all’emersione del nero in questo ambito lavorativo; uno su tutti: la possibilità di detrarre la spesa per le ripetizioni dalle tasse, che avrebbe spinto le famiglie stesse a rivolgersi a chi fornisce fattura o ricevuta, o a richiederla espressamente.

L’Associazione Laudes, come la Fondazione Einaudi e numerose altre realtà che operano in questo settore, chiede da tempo alle istituzioni di approfondire la tematica e di affrontare l’argomento con delle leggi ad hoc. Se la questione non verrà presa di petto dalle istituzioni e ci si limiterà a piccoli escamotage legislativi atti a far cassa, come il presente, difficilmente si risolveranno una serie di questioni legate a questo lavoro che, in vari modi, influenzano anche la fruizione del sistema scolastico da parte di studenti e famiglie.

maestro

Ripetizioni – Scegliere l’insegnante

Scegliere un insegnante privato non è semplice e non va fatto distrattamente. Non c’è solo il rischio di buttare i soldi dalla finestra. Esiste un rischio maggiore: aggravare la situazione, anziché risolverla. Come? Ecco un esempio: se Gino detesta la matematica a causa di un docente particolarmente severo e poco attento alle sue necessità, costringerlo a fare ripetizioni con un altro docente ancor più severo, magari tutti i pomeriggi, rischia di bloccarlo del tutto.

Sono così tanti gli elementi da valutare che, solitamente, si rinuncia e ci si affida al passaparola, alla fiducia riposta in un amico: se quell’insegnante va bene a lui, probabilmente andrà bene anche a me. L’alternativa, cioè affidarsi al caso, è peggiore: si prende il numero da un foglio per strada, appeso su una bacheca o una vetrina, oppure si spulcia internet alla ricerca di un annuncio che sembri più promettente degli altri. Poi si incrociano le dita.

Aiuto!

In 14 anni di esperienza nel campo, mi sono fatto un’idea delle qualità che una persona dovrebbe avere per svolgere al meglio questo mestiere. Non è un hobby, non è un lavoretto, vostro cugino o vostra nipote probabilmente sono alle prime armi e, anche se benintenzionati e in gamba, è davvero difficile che riescano a farlo bene come una persona che lo fa professionalmente (cioè per vivere) e con passione da oltre dieci anni.

Nonostante la mia esperienza come insegnante privato, però, la conoscenza più grande sui criteri che dovrebbero guidare questa scelta l’ho raggiunta negli ultimi 4 anni; da quando, cioè, ho contribuito a fondare Laudes e mi sono occupato di valutare gli aspiranti docenti. In 4 anni, ho letto circa 250 curriculum, ho svolto oltre un centinaio di colloqui con docenti che aspiravano a collaborare con la nostra associazione e ho seguito da vicino la crescita professionale di decine di loro.

Come per ogni lavoro, esistono dei criteri di giudizio per valutare la qualità degli insegnanti privati. Il problema, però, è che i criteri migliori sono quelli basati su dati che arrivano alla fine del percorso lavorativo: il rapporto dello studente con la materia è migliorato? I voti sono migliorati? È stato trasmesso un metodo di studio? Domande cui si può rispondere solo dopo un consistente lasso di tempo. Con una risposta negativa, però, vorrebbe dire che l’errore nella scelta è già stato commesso. Tornare indietro, purtroppo, non si può.

Spesso viene adottato un criterio puramente economico. Si cerca di spendere il meno possibile, magari, pensando ad assumere una figura più simile a un baby-sitter o a un carceriere.
“L’importante è che si rimanga seduti al tavolo per studiare, no?”. Questo approccio contiene due errori colossali. Del primo ho già parlato: il rischio è quello di peggiorare la situazione e, per unire al danno la beffa, di averlo fatto sprecando denaro. Il secondo è che comunque, decidendo di spendere poco, il problema di fondo rimarrà invariato: ho un budget basso, ok, ma come posso scegliere tra diversi docenti che mi propongono la stessa tariffa alla mia portata?

Ma sbaglia anche chi crede che basti spendere tanto. “Ma come? Se l’insegnante si fa pagare tantissimo, di certo sarà valido! I prodotti migliori sono quelli che costano di più, no?”. Purtroppo non è sempre così. Ne ho conosciuti, di docenti privati che chiedevano cifre molto alte: non sempre le cifre richieste sono in linea con il valore delle lezioni offerte.

Vi propongo due esempi reali in cui mi sono imbattuto: una giovane insegnante di latino e greco che, facendosi pagare 50 euro all’ora, aveva seri problemi nel tradurre una versione di latino di quarto anno del liceo classico; un docente universitario in pensione che, chiedendo ben 70 euro all’ora, faceva lezione contemporaneamente, nella stessa abitazione, a 4 studenti di scuole e anni differenti, facendoli tradurre da soli, in stanze separate, e passando ogni tanto a verificare se la traduzione fosse corretta. Quest’ultimo, con una certa nonchalance, accampava anche un argomento a sostegno del proprio operato: “L’importante è che si rimanga fermi a studiare, no?”.

Ma allora quali sono i criteri da adottare per la scelta di un insegnante privato? Per non farla troppo lunga, ecco una breve descrizione delle quattro qualità che ritengo fondamentali e che ognuno può valutare abbastanza rapidamente da sé: nel giro di due-tre lezioni è facile capire se e in che misura il docente le possieda.

maestro

CAPACITÀ DI COMUNICARE – Fondamentale per ogni tipo di docente, che dia ripetizioni o insegni in un’aula universitaria poco cambia. Quello che dovete cercare di capire con rapidità, però, è quanto il docente riesca a comunicare bene con voi (o con i vostri figli). Le lezioni private costituiscono un rapporto privilegiato, intimo: se vi accorgete di non riuscire a spiegarvi, di parlare due lingue diverse, di non trovarvi a vostro agio con il modo di parlare della persona che avete di fronte, probabilmente è meglio cambiare insegnante. La comunicazione tra studente e docente deve essere chiara, fluida, piacevole.

CONOSCENZA – Molti ritengono che il docente privato non debba essere un esperto conoscitore delle materie insegnate, ma qualcuno che invogli, faciliti o costringa a studiare, perché i contenuti si possono ricavare autonomamente dai libri, dal web o dagli appunti presi in classe. Alcuni ritengono valido il ragionamento anche per gli insegnanti scolastici. Sono in grande disaccordo con questo punto di vista: conoscere bene la materia che si insegna è importante non solo per migliorare la chiarezza nella comunicazione e per evitare di confondere le idee agli studenti, ma anche per risultare più coinvolgenti e appassionanti. Inoltre, conoscendo la materia e i programmi scolastici, si possono stabilire con maggior sicurezza le nozioni fondamentali e quelle accessorie, si può impiegare il tempo nel modo migliore e si possono dare consigli sui metodi di studio più adatti per ciascun argomento. Si può pensare che questa qualità sia difficile da verificare, per un non esperto, ma ci sono alcuni elementi che possono aiutare: la sicurezza del docente nelle spiegazioni, per esempio, oppure i dubbi e i silenzi che lo attanagliano troppo spesso quando gli vengono poste domande improvvise.

EMPATIA – Un conto è la capacità di comunicare bene, un altro è la capacità di mettersi nei panni del proprio studente. Il buon docente privato deve mantenere sempre il polso emotivo della situazione: ci sono momenti in cui bisogna dare qualche stimolo extra per superare il languore di un pomeriggio troppo afoso, altri in cui la tensione per un compito imminente è alle stelle e c’è bisogno di saper tranquillizzare lo studente… Per valutare le capacità empatiche di un docente, bisogna ascoltare il proprio istinto: se il docente sa “leggerti”, dovresti accorgertene. Se noti una distanza emotiva che non varia col passare degli incontri e che ti risulta d’ostacolo al godimento delle lezioni, valuta la possibilità di cambiare insegnante. Questa capacità, insieme alla precedente, serve anche a instaurare un rapporto di rispetto reciproco e consente al docente di coltivare la propria autorevolezza senza imboccare la scorciatoia dell’autoritarismo.

DIAGNOSTICA E PROGRAMMAZIONE – Queste abilità sono le più sottovalutate, eppure per l’insegnante privato risultano tra le più importanti. Le metto insieme perché mi sembrano afferire alla stessa capacità: quella di analizzare gli studenti ragionando. Solitamente le lezioni private o le ripetizioni iniziano con uno scopo ben preciso: superare un debito, raggiungere una conoscenza sufficiente in una lingua straniera, passare un esame, acquisire alcune determinate nozioni. Per questo, affidarsi all’improvvisazione può andare bene per qualche incontro, ma alla lunga non dà grandi frutti. Bisogna da subito cercare di capire quali sono i problemi, quale approccio sia meglio adottare: per questo non credo molto nel valore degli incontri singoli, o comunque nei percorsi troppo brevi. Riuscire a diagnosticare i problemi fondamentali è un’abilità che si affina nel tempo, essenziale per impostare bene il lavoro. Ben presto, effettuata la corretta diagnosi, c’è bisogno di una programmazione esatta, che possa render conto dei progressi effettuati e dei passi ancora da fare; anche per una questione di trasparenza nei confronti di chi, in fin dei conti, sta pagando per un servizio che non può e non deve durare all’infinito.

 

Theuth, inventore della scrittura

Ripetizioni private: farle o non farle?

Su ciascuna arte molti argomenti, sia contro che a favore

«O ingegnosissimo Theuth, una cosa è la potenza creatrice delle nuove tecniche, altra cosa è giudicare quale grado di danno e di utilità esse posseggano per coloro che le useranno»
(Platone, Fedro, 274c)

Theuth, inventore della scrittura
Theuth, inventore della scrittura

In un noto passo del dialogo platonico Fedro, Socrate racconta di quando il dio Theuth fece visita al re egizio Thamus, recando in dono varie tecniche da lui inventate per migliorare le condizioni di vita della popolazione: «Theuth venne presso il re e gli rivelò le sue arti, dicendo che esse dovevano esser diffuse presso tutti gli egizi. Il re gli chiedeva quale utilità comportasse ciascuna arte, e poiché Theuth spiegava, egli disapprovava ciò che gli sembrava negativo e lodava ciò che gli pareva dicesse bene. Su ciascuna arte, dice la storia, Thamus aveva molti argomenti da dire a Theuth, sia contro che a favore».

Ogni tecnica o tecnologia può essere considerata positivamente o negativamente, a seconda della prospettiva da cui la si guarda, degli obiettivi, delle inclinazioni e dell’uso che se ne fa. Le lezioni private o ripetizioni, intese come attività di supporto allo studio, superamento di problemi specifici e mezzo per giungere a una più approfondita conoscenza di qualcosa, possono essere considerate come uno specifico insieme di tecniche.

Alcuni ritengono che il lavoro del docente sia sempre lo stesso: scuola, università, lezioni individuali o a piccoli gruppi, all’aperto o in un’aula dotata di strumenti più o meno avanzati tecnologicamente. Che cambia? L’importante è saper comunicare con precisione e chiarezza i contenuti, no? Chi la pensa in questo modo, può anche vedere l’insegnamento privato come una preparazione all’insegnamento in classe e l’insegnante privato come un docente che non è riuscito a passare di livello. Io la vedo in modo molto diverso e ho già scritto qualcosa al riguardo.

L’insegnamento, pur mantenendo degli aspetti comuni, è un’attività che varia moltissimo in base al contesto, alle persone coinvolte e a ciò che viene insegnato. Un allenatore che spiega alla sua squadra uno schema di gioco userà altre tecniche, rispetto a un docente universitario che vuole insegnare agli studenti, in un laboratorio di chimica, come riconoscere e riprodurre un tipo di reazioni: il tono di voce sarà diverso, la gestualità sarà diversa, ciò che è permesso fare all’insegnante differirà notevolmente; il professionista dell’insegnamento, in entrambi i casi, dovrà fare i conti con i limiti e le possibilità della situazione in cui si trova.

Le ripetizioni non sono sempre un bene

«Buongiorno, sono *la signora Rossi*. Mio figlio ha dei problemi in *latino*».

Facendo le dovute sostituzioni, ecco una frequente frase d’esordio di chi ci contatta telefonicamente. Quando ci sentono replicare «Di quali problemi parliamo?», non tutti riescono a rispondere. Se dopo aver ascoltato le spiegazioni del genitore, poi, tentiamo di dissuaderlo dall’idea di far studiare il figlio con un docente privato, i dubbi iniziali degli interlocutori si trasformano in vero e proprio stupore.

L’idea che le lezioni private siano in ogni caso qualcosa di positivo è difficile da combattere. È radicata nella mentalità del sacrificio secondo cui, a prescindere dalle motivazioni e dalle modalità, gli sforzi e i sacrifici “pagano”. Può sembrare un paradosso che, per far sforzare i propri figli, si chiamino dei docenti di sostegno; è un paradosso solo apparente: il genitore che intende lo studio in questo modo, vedrà il docente privato come un’estensione del proprio corpo, come un carceriere il cui scopo principale è tenere lo studente fermo al tavolo, di fronte al libro, per il maggior numero di ore possibile; non per aiutarlo nello studio, quindi, ma per costringerlo a studiare.

Le ripetizioni, come ogni mezzo e strumento, sono adatte ad alcuni contesti, con certe premesse; in altri contesti e con altre premesse rischiano di aggravare i problemi, anziché risolverli. L’esempio del paragrafo precedente è indicativo di un tipo di approccio che noi di Laudes cerchiamo di non avere; sempre più spesso, invece, ci troviamo in situazioni del genere. Molti genitori che ci contattano già fanno seguire i figli da docenti privati e sono in cerca di ripetizioni in altre materie. In queste situazioni, diventa difficile anche trovare un accordo sui giorni in cui vedersi, perché i ragazzi hanno ogni pomeriggio impegnato: sport, musica, lingue, ripetizioni… ogni cosa va bene, purché al ragazzo non venga lasciato tempo libero. A volte, persino il tempo libero viene programmato. Così, quando i ragazzi scoprono che le uniche due ore libere del giovedì pomeriggio saranno improvvisamente riempite dal docente di matematica, riuscire a farli appassionare alla matematica diventa una missione impossibile.

Il paragone che propongo sempre ai genitori, magari increduli di fronte a un intervento rifiutato, è quello con le stampelle. L’uso delle stampelle ha lo scopo di facilitare il corretto recupero delle capacità di deambulazione, rispettando un principio di gradualità nel ripristino del carico che gli arti devono sopportare. A un certo punto, però, il carico va ripristinato: se l’arto non si usa più, il recupero delle capacità deambulatorie ristagnerà e si interromperà. Alla fine, il rischio è quello di non riuscire più a usare l’arto. Uscendo dalla metafora, le lezioni ottengono il proprio scopo quando riescono a stimolare lo studente, ad appassionarlo, a colmare delle lacune pregresse che impediscono lo studio, a fornire alle menti la scintilla che le accenda, non quando si traducono in una nuova costrizione subita dallo studente controvoglia. Prima di chiamare un docente privato, sarebbe sempre il caso di discutere la cosa con chi poi dovrà effettivamente vivere le lezioni in prima persona.

Le ripetizioni non sono sempre un male

Mi è capitato di sentire di docenti di scuola superiore che comunicano ai ragazzi la propria contrarietà alle lezioni private, giungendo a minacciare vere e proprie ritorsioni. Mi sono interrogato su questo fenomeno: perché un docente dovrebbe essere contrario allo studio assistito? Ne ho discusso con alcuni colleghi della scuola pubblica. L’argomento principale è che le lezioni private non spingerebbero i ragazzi ad apprendere in modo autonomo; argomento molto discutibile, per vari motivi.

Prima di tutto, si dovrebbe capire in cosa consisterebbe il supporto allo studio e in che modo tale supporto sarebbe fornito. I problemi individuali e di contesto alla base degli insuccessi scolastici sono infiniti: il docente non conosce o non è in grado di spiegare un argomento? La classe è troppo numerosa e il docente non riesce a dedicare tempo ai singoli studenti e ai loro problemi nel comprendere certi argomenti? La studentessa sta vivendo un trauma familiare o personale? Dei problemi cognitivi complicano l’apprendimento di una materia? Alcuni compagni di classe rendono la vita a scuola difficile? Non tutti cercano un aiuto nello studio per gli stessi motivi: condannare in toto lo studio assistito senza conoscere i presupposti che hanno spinto uno studente a richiederlo non mi pare un atteggiamento condivisibile.

Il docente privato può condurre la lezione in moltissimi modi: limitandosi a spiegare dei concetti particolarmente complicati allo studente che non ha ancora gli strumenti adeguati per comprenderli; fornendo stimoli differenti rispetto a quelli dati in classe dall’insegnante; facendo fare esercizi aggiuntivi o svolgendo quelli assegnati al posto dello studente. Tutte queste azioni conducono a risultati differenti (non sempre positivi per la crescita intellettuale degli studenti): il modo in cui le lezioni private vengono condotte è essenziale e l’enorme differenza nei modi di condurre tali lezioni rende ridicola ogni generalizzazione al riguardo.

Poi, ci si dovrebbe intendere su cosa voglia dire “autonomia educativa”. L’argomento della carenza di autonomia non suona troppo convincente, se proposto da chi lavora in un’istituzione che, per la maggiore, fa della disciplina e dell’eteronomia dei cavalli di battaglia. Quante volte abbiamo sentito paragonare la scuola a una “palestra di vita” intendendo, con ciò, un’esperienza di accettazione passiva? Secondo questa tesi, i ragazzi dovrebbero imparare a stare zitti e a sopportare qualsiasi cosa, perché nella vita, molto probabilmente, gli capiterà di dover sottostare a qualche superiore incapace e antipatico ed è meglio se si abituano da giovani. La calma e il rapporto intimo che si creano in una lezione a tu per tu, invece, possono dar modo al docente privato di lavorare maggiormente sullo sviluppo del pensiero critico e quindi di mirare proprio al conseguimento di una maggiore autonomia intellettuale.

Smartphone usato per studiare

L’uso degli smartphone in classe

Recentemente, la ministra Valeria Fedeli si è espressa favorevolmente sull’uso degli smartphone a fini didattici e ha istituito una commissione che dovrà dettare delle linee guida sul loro utilizzo in classe. Chissà come verranno accolte queste indicazioni da tutti quelli che, invece, credono che gli smartphone debbano essere vietati, vedendoli come pericolosi elementi di disturbo. In realtà, le ragioni che supportano entrambe le posizioni sono grosso modo corrette: gli smartphone sono utili, ma distraggono.

Nei 5 minuti che ho impiegato per iniziare a scrivere questo post mi sono arrivate due notifiche di Whatsapp, tre di Facebook e una di Messenger. Lo smartphone, i social network e i numerosi mezzi con cui ci relazioniamo ai nostri amici e colleghi sono indubbiamente un pericoloso disturbo, soprattutto quando dobbiamo portare a termine compiti (imposti o volontari) che, al contrario, richiedono concentrazione e quiete. E sono un elemento di disturbo che riguarda tutte le fasce d’età, anche quelle dei docenti e degli adulti in generale.

Smartphone e scuola

D’altra parte, ci vorrebbe davvero molta immaginazione per affermare che uno strumento portatile potente quanto un pc, connesso a internet, non possa servire come strumento didattico. L’unico dubbio è il come, visto che non siamo ancora riusciti a integrare l’uso del computer nella didattica tradizionale e non si vede per quale motivo dovremmo riuscirci in tempi brevi con gli smartphone.

“Allora intanto vietiamoli”, si potrebbe dire. E all’estero, in molte scuole, l’uso degli smartphone è vietato o rigidamente disciplinato, come riassume Alberto Magnani sul Sole 24 ore, anche con buoni risultati nel miglioramento delle valutazioni (ma è un parametro di dubbio valore). Inoltre, come scrive qualcuno, è proprio la scuola ad essere rimasta come ultimo luogo deputato a imporre delle regole e dei limiti invalicabili nell’educazione di un ragazzo.

Tuttavia, la storia ci insegna che vietare un uso condiviso da tutti (che, naturalmente, non danneggi il prossimo) difficilmente contribuisce a porre un argine a quell’uso. Non solo, nel caso degli smartphone, vietarne l’uso a scuola crea un ambiente asettico, privo della principale fonte di distrazione contemporanea, con cui, al contrario, sarebbe bene confrontarsi sotto la vigilanza dei docenti proprio in un contesto in cui è richiesta concentrazione. Molti studenti che abbiamo seguito e seguiamo, pur volendo studiare, non si ritengono in grado di gestire il tempo e cadono inevitabilmente vittime del canto delle sirene digitali.

Cosa deve insegnare la scuola, se non soprattutto a farcela da soli? Proprio nella scuola, il luogo condiviso da tutti i giovani che richiede lo svolgimento di attività complesse non abituali nella quotidianità di un ragazzo, si dovrebbe insegnare a gestire (da soli e con gli altri) la propria energia e il proprio tempo, a indirizzare la concentrazione, a perseguire con costanza interessi che non siano solamente il (sacrosanto, nelle giuste dosi) cazzeggio.

Prima ancora che a usare gli smartphone come strumenti didattici, bisognerebbe insegnare a conviverci, senza pensare che siano una maledizione lanciata dal cielo, che la loro introduzione nelle nostre vite abbia peggiorato la società o, peggio, fare finta che non esistano.

Smartphone in classe

Studente consulta i quadri scolastici

Superare il debito con Laudes

Durante l’estate le scuole chiudono; Laudes rimane aperta per seguire gli studenti che hanno preso a fine anno il fatidico debito formativo.

La fatica di non chiudere l’estate (con il caldo, gli amici al mare, la città deserta) ci viene ampiamente ripagata dalla soddisfazione dei risultati ottenuti dai nostri studenti. Quest’estate abbiamo seguito oltre 20 studenti con più di 30 debiti complessivi, in tutte le materie (inglese, italiano, latino, matematica, fisica, filosofia, greco, ecc.): tutti gli studenti hanno superato i debiti e sono stati promossi e ammessi all’anno successivo.

Non potremmo naturalmente vantarci di questi successi se non fosse per la diligenza e l’applicazione dei nostri studenti, a cui va gran parte del merito. Tuttavia, è anche vero che i periodi di vacanza sono i nostri preferiti per fare lezione e ripetizioni come piace a noi: senza la fretta delle scadenze e delle urgenze scolastiche, senza la marea di materie e compiti da affrontare ogni giorno, abbiamo la possibilità di impostare il lavoro in maniera più organica, far concentrare lo studente su un metodo di studio efficace, proficuo e piacevole.

A costo di prenderci dei silenziosi insulti, già dalla prima lezione cerchiamo di far capire agli studenti che il debito può essere un’opportunità: infatti, dover affrontare per intero il programma di un anno di una materia implica, oltre alle lezioni, molto lavoro individuale. Con un buon metodo di studio e una buona impostazione, lo scoramento dei primi giorni di fronte alla mole di lavoro da affrontare viene piano piano sostituito dalla sicurezza di sé e dalla consapevolezza che il lavoro quotidiano paga (e risultati si vedono!); c’è più tempo per trattare qualsiasi materia, per capirne l’utilità, per apprezzarne la bellezza; lo stress per l’esame di recupero diventa il motore ideale per la concentrazione e la focalizzazione sull’obiettivo da raggiungere. Il debito è un’occasione formativa importante: una sorta di antipasto di quello che poi si dovrà affrontare all’università e dopo l’università.

Il debito formativo

Computer collegato al sito di Laudes con una libreria sullo sfondo

Studiare a Laudes – Lettera di una mamma

Generalmente, delle lettere di ringraziamento che ci mandano studenti e famiglie, pubblichiamo solo qualche breve frase nella sezione “Dicono di noi” (potete vederle qua). In questo caso però le parole sono talmente belle e la lettera restituisce in maniera così piena quello che ogni giorno ci impegniamo a fare con Laudes che sarebbe un peccato non pubblicarla per intero.

Mio figlio ha frequentato nell’anno 2016-17 il I liceo linguistico riscontrando molte difficoltà. Faceva già ripetizioni di matematica da alcuni anni ma con scarsi risultati. Alla fine del primo quadrimestre aveva diverse insufficienze ed era molto scoraggiato. Avevo sentito parlare molto bene dell’Associazione Laudes e così ci siamo rivolti a loro.

Dal primo momento ho riscontrato da parte di tutti i ragazzi che vi lavorano una grande disponibilità e gentilezza e, soprattutto, un forte desiderio di conoscere e capire il ragazzo aiutandolo con un approccio “olistico” e adatto alla sua personalità.

Da subito, è stato chiaro che il loro obiettivo non era semplicemente quello di portare il ragazzo ad assimilare delle nozioni ma anche a cambiare atteggiamento nei confronti della scuola, ad imparare a studiare e ad esprimersi adeguatamente, superando le proprie insicurezze. I ragazzi di Laudes hanno adottato un approccio individuale, su misura per mio figlio, per il suo carattere e per le sue esigenze, piuttosto che uno stile standardizzato da applicare a tutti nello stesso modo.

Inoltre, ho trovato molto positivo il fatto di andare a studiare in un ambiente diverso da casa, in compagnia di altri ragazzi e con insegnanti giovani e dinamici, in una “mini-scuola”, dove, in un unico luogo, si può ricevere sostegno per qualsiasi materia, a seconda delle esigenze del momento. Credo che tutto ciò sia benefico ai fini di instaurare un’atmosfera meno “punitiva” e molto più stimolante rispetto a quella che si crea quando un insegnante viene a domicilio.

I ragazzi di Laudes hanno aiutato mio figlio a fare un cammino di recupero oltre ogni aspettativa. È arrivato lì a febbraio con 6 insufficienze ed è riuscito a recuperare 4 materie a giugno e 2 a settembre. Inoltre, credo che abbia imparato anche ad affrontare la scuola con un atteggiamento diverso e a credere di più nelle proprie capacità e, nonostante abbia dovuto lavorare tanto, è sempre andato a fare lezione volentieri, mentre viveva le ripetizioni a casa come un incubo. Infatti, ha costruito con i suoi insegnanti un rapporto positivo, ha trovato incoraggiamento e modelli positivi da seguire, bravi docenti ma allo stesso tempo ragazzi stimolanti con cui relazionarsi che non lo hanno mai mortificato davanti alle sue difficoltà come in passato altri avevano fatto.

Voglio ringraziare in particolare Fabio, Michelangelo ed Elena!

Con sincera stima e gratitudine,

V.