Tullio De Mauro e la lingua italiana a scuola

“Le istituzioni dello stato italiano, e anzitutto la scuola, che è l’istituzione più diffusa capillarmente in tutto il territorio, hanno ignorato questa grande vareità di lingue, hanno ignorato il plurilinguismo che caratterizza la storia e la cultura contemporanea della società italiana.


Lo hanno ignorato, anzi lo hanno contraddetto: pretendendo d’insegnare dovunque, dappertutto, nello stesso modo, una stessa lingua, cioè l’italiano letterario.


Al bambino che dalla Puglia si sposta a Torino, portandosi dietro come unico bagaglio culturale il suo dialetto, la scuola non può pretendere di insegnare l’italiano come se l’italiano già gli fosse noto, per un problema politico di tutela ai diritti civili, e per un problema di politica della cultura: se vogliamo che [i bambini] arrivino al termine degli studi noi dobbiamo avere delle maestre e dei maestri capaci di riconoscere, di apprezzare, la realtà linguistica familiare di questi bambini e costruire su di essa, con essa, la conoscenza dell’italiano e delle altre lingue di cultura.“


Parole del ’70 che suonano ancora molto attuali, nell’Italia contemporanea, fatta di varietà linguistica e numerose varietà linguistiche. Riaprire la sterminata produzione di Tullio De Mauro su educazione linguistica e pedagogia offre continui spunti, riflessioni e idee per una scuola più equa, funzionale e democratica.


Intanto potete partire da questa mezz’oretta di Wikiradio dedicata a Tullio De Mauro, e curata da Daniele Gambarara: una bella (e piccola) biografia, che parla tanto anche del De Mauro intellettuale e ministro dell’Istruzione.

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