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prima declinazione

Guida alla nuova Maturità 2019 – Seconda Prova Classico

A tutto ci si abitua tranne, forse, alla consapevolezza di una seconda prova su due materie. Nel caso del classico, gli studenti dovranno fronteggiare testi in latino e in greco e non potranno confidare nella consuetudine che vedeva le due materie alternarsi un anno dopo l’altro, in modo prevedibile e rassicurante.

Deposte le mannaie, ragioniamo a mente fredda e andiamo a vedere le simulazioni fatte il 26 febbraio e il 2 aprile: cosa cambia?

Innanzitutto, aumenta la quantità di tempo a disposizione. La prova di latino e greco prevede un tempo di sei ore, al pari del tema di italiano.

La nuova prova si divide in tre parti: la prima parte prevede la traduzione di un testo in latino o in greco, ma con una agevolazione significativa per lo studente. Si hanno infatti a disposizione la parte di testo immediatamente precedente a quella da tradurre e/o quella immediatamente successiva. Inoltre, la prova offre alcune informazioni sul contesto e sull’opera da cui è tratto il passo.

Questo provvedimento è decisamente un’innovazione significativa: si può essere d’accordo o meno, ma la scelta dimostra che ci si è resi conto che, nelle condizioni di lavoro attuali, non sempre la traduzione decontestualizzata è la prova che valorizza maggiormente il percorso degli studenti.

La seconda parte della prova, nell’altra lingua d’indirizzo, richiama le competenze derivate dal tradizionale studio dei “classici”: lo studente deve leggere un testo con traduzione allegata e il cui tema è affine al testo della prima parte.

Nella terza parte, ci sono domande di contestualizzazione e grammatica per dimostrare la comprensione effettiva dei due testi e la capacità di saperli confrontare. Le domande sono tre: si può rispondere singolarmente (10-12 righe per domanda) o in forma di testo unitario (30-36 righe in totale). Attenzione all’ultima domanda: è richiesto di approfondire il tema in modo personale, ma ciò non significa che si debba banalizzarlo o descriverlo in modo ripetitivo. Un’idea efficace può essere quella di connetterlo con le proprie conoscenze personali e, perché no, con argomenti di altre discipline. Come nel caso dello scritto di italiano, la seconda prova scritta può far guadagnare al candidato un massimo di 20 punti.

In molti hanno criticato la scelta di questa tipologia di prova, che era però nell’aria da anni; senza dubbio il cambiamento fa prendere atto che abbiamo cambiato completamente modo di tradurre e di studiare le lingue classiche. Se si volesse tornare a far tradurre passi dall’Etica Nicomachea ai maturandi, forse dovremmo ricreare le condizioni di studio adatte allo sviluppo di questa competenza, cosa che, oggi, sembra ormai impossibile.

Per prepararsi al meglio, può essere utile impostare un ripasso di letteratura per generi letterari, oltre che cronologico; altro “trucco” utile è annotare, tramite mind map o semplice elenco, tutti gli elementi in comune tra gli autori greci e latini, mano a mano che si procede nel ripasso. Tradurre tanto e con scrupolo si deve, ma è bene farlo in modo adatto alla nuova prova. Prima di tradurre, dunque, si possono dedicare dieci minuti a scoprire informazioni sull’opera, sull’autore e sul passo in questione. Lo studio dei classici è un ulteriore rinforzo delle competenze di traduzione e aiuta a collegare il testo, tradotto con la maggiore autonomia possibile, con le questioni di lingua e letteratura. Occhio anche ad un ripasso di grammatica che serva per tradurre, ma anche per rispondere alle domande finali: non basta conoscere e aver capito un concetto, bisogna anche saperlo spiegare bene.

Ultimo consiglio: prima si inizia a studiare, meglio è! Rifornitevi di cioccolata, evidenziatori e quaderni e cominciate a gettare le basi del ripasso.

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Laudes, in occasione della nuova maturità 2019, ha deciso di pubblicare a cadenza regolare una guida per l’esame, in cui verranno analizzate le prove svolte finora nelle simulazioni: seguiteci su Facebook e sul blog per ricevere aggiornamenti sui post di approfondimento che pubblicheremo in questi giorni.

Ma non solo: anche quest’anno abbiamo attivato corsi di preparazione alla maturità con i nostri migliori docenti. Quest’anno sarà ancora più importante arrivare pronti, rilassati e preparati. Per qualsiasi informazione sui corsi di preparazione alla nuova maturità potete cliccare qua.

 

Studente annoiato durante l'esame di maturità

Nuova Maturità 2019 – Doppia materia nella seconda prova

Oggi è stato annunciato dal ministro Bussetti che nella Maturità 2019 la seconda prova sarà composta da due materie caratterizzanti e che questo varrà per tutti gli indirizzi scolastici. Il decreto ministeriale uscito oggi lo trovate qua.

Ci saranno quindi latino-greco per il classico, matematica-fisica per lo scientifico, ma non solo: gli istituti tecnici per il turismo avranno “discipline turistiche e aziendali” e “inglese” ; il liceo delle scienze umane avrà “scienze umane” e “diritto ed economia politica”; gli istituti tecnici con indirizzo informatica avranno “informatica” e “sistemi e reti”; mentre l’istituto professionale per i servizi di enogastronomia avrà “scienze degli alimenti” e “laboratorio di servizi enogastronomici”. La lista completa potete trovarla qua.

A compensare il maggior carico di studio in vista della seconda prova, Bussetti ha anche promesso che le prove saranno “più semplici” rispetto agli anni passati.

Un’altra novità molto importante (visto che per questa maturità mancavano modelli di prove con cui esercitarsi) è l’introduzione di simulazioni nazionali dell’esame organizzate dal MIUR. Queste le date:

Prima prova scritta: 19 febbraio e 26 marzo
Seconda prova scritta: 28 febbraio e 2 aprile

Infine, indicazioni anche sull’orale: le commissioni  prepareranno come ogni anno i materiali di partenza e di spunto, tenendo conto del percorso reale svolto dagli studenti e descritto nel documento che i consigli di classe consegnano il 15 maggio e, il giorno della prova, saranno gli stessi studenti a sorteggiare i materiali sulla base dei quali sarà condotto il colloquio.

Nuove prove di maturità

Seconda prova della maturità 2017/2018

Ieri sono state comunicate le materie della seconda prova per la maturità 2017/2018, l’ultima maturità che prevede l’attuale svolgimento (dal 2018/2019 infatti cambierà, come abbiamo scritto qua).

Non ci sono state particolari sorprese: per il liceo classico ci sarà la prova di greco, in un’alternanza ormai consolidata con il latino, mentre per lo scientifico la prova sarà di matematica, come è sempre avvenuto (per il liceo scientifico tradizionale non è mai uscita la prova di fisica). Sempre nell’ambito dei licei ci sarà scienze umane per il Liceo delle Scienze umane, discipline artistiche e progettuali  per il Liceo artistico, teoria, analisi e composizione per il Liceo musicale e tecniche della danza  per Liceo coreutico.

Per quanto riguarda gli istituti professionali e gli istituti tecnici, la seconda prova varia a seconda dell’indirizzo. Per quanto riguarda gli istituti professionali, scienza e cultura dell’alimentazione sarà la seconda prova dell’indirizzo Servizi enogastronomia e ospitalità alberghiera, con diritto e tecniche amministrative della struttura ricettiva per l’articolazione Accoglienza turistica; tecniche professionali dei servizi commerciali per l’indirizzo Servizi commerciali; tecnica di produzione e di organizzazione per l’articolazione Industria dell’indirizzo Produzioni industriali e artigianali e progettazione e realizzazione del prodotto per l’articolazione Artigianato; tecnologie e tecniche di installazione e manutenzione per l’indirizzo Manutenzione e Assistenza tecnica.

Per quanto riguarda invece gli istituti tecnici, come seconda prova ci  sarà economia aziendale per l’indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing; lingua inglese nell’articolazione Relazioni internazionali per il marketing e nell’indirizzo Turismo; estimo nell’indirizzo Costruzioni, Ambiente e Territorio; meccanica, macchine ed energia per l’indirizzo Meccanica, Meccatronica ed Energia; sistemi e reti per l’indirizzo Informatica e telecomunicazioni; progettazione multimediale per l’indirizzo Grafica e comunicazione; economia, estimo, marketing e legislazione per l’indirizzo Agrario.

Insieme alle indicazioni è arrivato l’in bocca al lupo della ministra Fedeli, che ha invitato gli studenti a continuare “a consolidare la preparazione, ad arricchire le conoscenze e competenze”, non solo per la Maturità ma “come bagaglio da portare lungo tutto l’arco della vita”.

Potete trovare l’elenco completo per ogni articolazione e per ogni progetto sul sito del MIUR: qua  per i licei, qua  per gli istituti professionali e qua per gli istituti tecnici.

Computer collegato al sito di Laudes con una libreria sullo sfondo

Studiare a Laudes – Lettera di una mamma

Generalmente, delle lettere di ringraziamento che ci mandano studenti e famiglie, pubblichiamo solo qualche breve frase nella sezione “Dicono di noi” (potete vederle qua). In questo caso però le parole sono talmente belle e la lettera restituisce in maniera così piena quello che ogni giorno ci impegniamo a fare con Laudes che sarebbe un peccato non pubblicarla per intero.

Mio figlio ha frequentato nell’anno 2016-17 il I liceo linguistico riscontrando molte difficoltà. Faceva già ripetizioni di matematica da alcuni anni ma con scarsi risultati. Alla fine del primo quadrimestre aveva diverse insufficienze ed era molto scoraggiato. Avevo sentito parlare molto bene dell’Associazione Laudes e così ci siamo rivolti a loro.

Dal primo momento ho riscontrato da parte di tutti i ragazzi che vi lavorano una grande disponibilità e gentilezza e, soprattutto, un forte desiderio di conoscere e capire il ragazzo aiutandolo con un approccio “olistico” e adatto alla sua personalità.

Da subito, è stato chiaro che il loro obiettivo non era semplicemente quello di portare il ragazzo ad assimilare delle nozioni ma anche a cambiare atteggiamento nei confronti della scuola, ad imparare a studiare e ad esprimersi adeguatamente, superando le proprie insicurezze. I ragazzi di Laudes hanno adottato un approccio individuale, su misura per mio figlio, per il suo carattere e per le sue esigenze, piuttosto che uno stile standardizzato da applicare a tutti nello stesso modo.

Inoltre, ho trovato molto positivo il fatto di andare a studiare in un ambiente diverso da casa, in compagnia di altri ragazzi e con insegnanti giovani e dinamici, in una “mini-scuola”, dove, in un unico luogo, si può ricevere sostegno per qualsiasi materia, a seconda delle esigenze del momento. Credo che tutto ciò sia benefico ai fini di instaurare un’atmosfera meno “punitiva” e molto più stimolante rispetto a quella che si crea quando un insegnante viene a domicilio.

I ragazzi di Laudes hanno aiutato mio figlio a fare un cammino di recupero oltre ogni aspettativa. È arrivato lì a febbraio con 6 insufficienze ed è riuscito a recuperare 4 materie a giugno e 2 a settembre. Inoltre, credo che abbia imparato anche ad affrontare la scuola con un atteggiamento diverso e a credere di più nelle proprie capacità e, nonostante abbia dovuto lavorare tanto, è sempre andato a fare lezione volentieri, mentre viveva le ripetizioni a casa come un incubo. Infatti, ha costruito con i suoi insegnanti un rapporto positivo, ha trovato incoraggiamento e modelli positivi da seguire, bravi docenti ma allo stesso tempo ragazzi stimolanti con cui relazionarsi che non lo hanno mai mortificato davanti alle sue difficoltà come in passato altri avevano fatto.

Voglio ringraziare in particolare Fabio, Michelangelo ed Elena!

Con sincera stima e gratitudine,

V.

La grande quercia simbolo di Laudes

Tre anni di Laudes!

Eccoci arrivati a spegnere tre candeline. Un piccolo traguardo. Un momento per riflettere e fare il punto della situazione, per capire se la Laudes che stiamo costruendo corrisponde all’idea con cui cominciammo il nostro percorso il 24 agosto del 2014.

Nel celebrare qualcosa è impossibile evitare un po’ di retorica nella sua accezione più popolare, ma vorremmo partire con pochi, significativi dati sui primi tre anni di vita di Laudes. Grazie al lavoro di circa 60 docenti collaboratori, di cui 45 solo nell’ultimo anno, abbiamo dato aiuto a oltre 300 studenti con problemi di vario tipo legati allo studio.

Ci siamo interessati a ogni livello di istruzione, dalle scuole elementari alle università, passando per medie e superiori; abbiamo organizzato dopo-scuola ludodidattici per bimbi piccoli; abbiamo affrontato praticamente ogni disciplina insegnata nelle scuole pubbliche e private, dalle più frequentate e richieste alle più specialistiche; abbiamo fornito servizi di assistenza personalizzati per studenti con sindromi e disabilità cognitive e/o fisiche, disturbi specifici dell’apprendimento, bisogni educativi speciali o problemi familiari più o meno gravi; abbiamo aiutato a preparare esami universitari e a redigere tesi di laurea; abbiamo corretto bozze, tradotto testi e insegnato lingue a persone di varie età.

Ma Laudes non è solo didattica e supporto per testi e traduzioni. Ci siamo interessati altrettanto (e, in certi periodi, addirittura di più) all’aspetto divulgativo e ludico, organizzando lezioni aperte al pubblico e in diretta streaming, seminari, presentazioni di libri, uscite con gruppi di studenti e docenti per visitare mostre e per assistere a spettacoli teatrali, tornei e serate di gioco fini a sé stesse, giusto per il piacere di ridere e bisticciare insieme.

Andiamo orgogliosi anche delle cose che non abbiamo fatto. Per esempio non abbiamo fatto i compiti a casa al posto dei nostri studenti; non li abbiamo aiutati a distanza, durante i compiti in classe; non abbiamo scritto tesi di laurea al posto dei laureandi; non abbiamo lucrato sulle ansie delle famiglie, e in questo modo abbiamo evitato stressanti sovraccarichi di lavoro per quegli studenti che, a volte, vengono trattati dai genitori come recipienti per nozioni; non abbiamo approfittato del lavoro dei docenti, né li abbiamo trattati come sottoposti per ottenere un pur minimo e scabro piacere dall’esercizio del potere; non abbiamo selezionato i docenti sulla base di simpatie o amicizie, ma sempre pensando agli studenti con cui avrebbero dovuto interagire, cercando di diversificare i talenti e le attitudini; non abbiamo evitato discussioni, anche serie, su questioni concrete o di principio inerenti alla didattica o all’organizzazione, scegliendo di adoperare il metodo del consenso e giungendo a decisioni di compromesso tra le diverse visioni che animano il gruppo.

In questi tre anni hanno collaborato con noi persone di enorme valore. Per molti, quello dell’insegnamento privato è un lavoro transitorio; dunque, non ci siamo stupiti quando alcuni dei nostri migliori docenti ci hanno salutato per tentare l’ingresso nel lavoro dei loro sogni: laboratori chimici, informatici, aziende, una totale dedizione all’istruzione pubblica, sono molti gli ambiti che ci hanno costretti a salutare questo o quell’altro collaboratore. Ciononostante, ricordiamo con enorme piacere il periodo trascorso insieme e il clima di fraterna giovialità creatosi, grazie al quale siamo rimasti in ottimi rapporti con quasi tutti.

La sfida principale che ci attende ora, con il crescere del gruppo e la prossima apertura di nuove sedi nella città di Roma, è quella di mantenere la passione, l’atteggiamento e i metodi messi in pratica fino a questo momento. Non sarà semplicissimo e già adesso, a volte, il carico di lavoro non remunerato che molti di noi svolgono cresce fino ad assorbire completamente il tempo libero e le energie. Ce la metteremo tutta, traendo nuova linfa dalle molte soddisfazioni che ricaviamo dall’insegnamento e dalla gioia dei nostri studenti!

terzo compleanno

Epigrafe latina

[Rassegna stampa] Latino sì, latino no: la terra dei casi

Negli ultimi mesi le riflessioni sulla didattica del latino e sulla sua utilità hanno avuto ampio spazio su quotidiani e blog, e la ragione è facilmente intuibile: la didattica di una lingua morta è difficilmente difendibile in un contesto culturale in cui primeggia l’idea che il fine ultimo dello studio sia una sua utilità in ambito lavorativo.

Combattendo i detrattori sullo stesso campo della logica utilitaristica, molti difendono il latino evidenziandone invece la sua spendibilità nella vita e nel lavoro, perché abitua al “problem solving”, come evidenzia Guido Tonelli, fisico del CERN:

Prendiamo proprio la traduzione dal greco e dal latino. Sei lì che combatti con il vocabolario per cercare di dare un senso compiuto ad un gruppo di frasi e ti sembra di avere trovato la chiave. Soltanto che non riesci a sistemare un piccolo, infimo dettaglio. Ed ecco che di colpo, per risolvere l’incongruenza, dovrai capovolgere tutto e abbandonare definitivamente quella che un istante prima ti sembrava un’ipotesi molto ragionevole. È la logica, bellezza, è tutto soltanto questione di logica. Non saprei trovare un’attività più vicina al lavoro scientifico concreto che viviamo quotidianamente. Capita molto spesso, in fisica, che per accomodare un piccolo particolare, apparentemente insignificante, siamo costretti ad abbandonare la congettura che ci aveva guidato fino a quel momento. E ogni tanto, questo stesso meccanismo apre le porte ad un nuovo paradigma.

Sulla stessa lunghezza d’onda sembra essere la ricerca commissionata dal Corriere della Sera ad Almalaurea, che evidenzia come gli studenti usciti dal classico (e quindi con una solida formazione umanistica) ottengano risultati migliori nel percorso universitario, soprattutto nelle facoltà scientifiche.

Riservandoci il dubbio che alla base ci siano anche fattori sociali (anche se in parte smentiti: «Oggi è ancora vero che chi viene dal Classico gode di un contesto socio-culturale più avvantaggiato; ma il dato del 33,8% proveniente dalla classe media impiegatizia, sommato al 13,7% della classe del lavoro esecutivo, smonta l’equazione», sottolinea il direttore di Almalaurea Ivano Dionigi), è innegabile che lo studio del latino e, soprattutto, l’esercizio della traduzione, siano attività più complesse della media delle attività svolte durante gli anni dell’istruzione obbligatoria, e che ciò fornisca agli studenti delle capacità di base difficilmente conquistabili con il passare del tempo, come ci ricorda Luca Ricolfi, sempre sul Sole 24 Ore:

Ci sono studenti, tantissimi studenti, che non hanno alcun particolare handicap fisico o sociale eppure sono irrimediabilmente non all’altezza dei compiti cognitivi che lo studio universitario ancora richiede in certe materie e in certe aree del Paese. Essi credono di avere delle “lacune”, e quindi di poterle colmare (come si recupera un’informazione mancante cercandola su internet), ma in realtà si sbagliano. Per essi non c’è più (quasi) nulla da fare, perché difettano delle capacità di base, che si acquisiscono lentamente e gradualmente nel tempo: capacità di astrazione e concentrazione, padronanza della lingua e del suo lessico, finezza e sensibilità alle distinzioni, capacità di prendere appunti e organizzare la conoscenza, attitudine a non dimenticare quel che si è appreso. La scuola di oggi, con la sua corsa ad abbassare l’asticella, queste capacità le fornisce sempre più raramente.

Il rischio che la riduzione delle ore di latino e la cancellazione delle prove di traduzione rientri in una generale semplificazione del percorso scolastico era già stato illustrato dalla scrittrice e insegnante Paola Mastrocola, in un appassionato pamphlet contro la scuola facile. La colpa di questa semplificazione, per Mastrocola, è da attribuire al “deficit di motivazione nostra, di noi adulti, insegnanti, scrittori, intellettuali, politici, governanti, famiglie”; e così la pensa anche Nicola Gardini, autore di “Viva il latino. Storie e bellezza di una lingua inutile”: 

I giovani, quando non sono impediti dalle circostanze e se guidati da insegnanti capaci e appassionati, sono aperti alle avventure più impegnative dell’intelligenza. Sono gli adulti i pigri e i disfattisti, quelli che cercano ragioni laddove la ragione è la cosa stessa.

Al di là delle statistiche che mostrano l’utilità del latino al di fuori di esso, Gardini evidenzia come il latino vada studiato perché è “il codice genetico dell’Occidente”, “il suo sistema immunitario” e “la fonte prima del principio di identità”. Insomma, la sua utilità appare decisamente secondaria di fronte a una ragione più profonda, che dovrebbe convincere anche i più scettici a sostenere lo studio del latino: l’importanza del tempo”. La spiega Ivano Dionigi in un’intervista a Linkiesta:

Il problema è che si va a caccia del nuovo, dell’originale. Ma come diceva Berenson, “l’originalità è per gli incapaci”. In questo contrasto tra novum e notum, è meglio situarsi in mezzo. Prendere atto che gli antichi, ormai, per noi sono esotici. Perché sono antagonisti alla modernità, che è la moda. E che a parlare solo del presente, si conosce solo (e male) il presente. E che il latino è la madre certa, anzi certissima, dell’italiano. Non si può rifiutare un genitore senza poi smarrirsi. [Non smarrirsi significa] conoscere le parole. È un antidoto importante per il pensiero, soprattutto oggi, che assistiamo a un appiattimento della lingua, in cui si usano mille parole per dire la stessa cosa. E sa cosa succede quando si dimentica il significato delle parole? Si perde di vista la realtà. Non la si conosce più, e si rimane ingannati. Oggi le parole sono state mandate in esilio dai padroni del linguaggio, che non siamo più noi. E non va dimenticato che le rivoluzioni e i colpi di stato si fanno, prima ancora che con le armi, con le parole. Conoscere le parole aiuta a difendersi.

Così come Dionigi, anche Luca Serianni, linguista e storico della lingua, pensa che il latino vada studiato per il suo innegabile carattere fondativo della civiltà occidentale e per il continuo ripullulare dell’immaginario classico nella esperienza delle generazioni moderne”. Ma aggiunge che, per preservarlo, è necessario ripensarne l’insegnamento, ancora oggi troppo schiacciato sulla grammatica:

Ma l’inconveniente principale sta in un soverchiante apparato grammaticalistico fine a sé stesso: non si parte dal testo in quanto tale, come sarebbe necessario, ma si cercano testi che illustrino le regole di volta in volta esposte nella teoria.

La necessità di difenderlo dagli attacchi della contemporaneità, continua Serianni, può essere l’occasione per correggere alcuni vizi della tradizione didattica, affiancando agli scritti classici anche quelli in latino medievale (altro passaggio fondamentale della nostra civilità), prestando maggiore attenzione al lessico (il cui legame con la nostra lingua è tuttora evidente) e spiegando le regole morfologiche e sintattiche a partire dall’analisi del testo.